
Verona è la città più conveniente d’Italia. Ogni famiglia spende in media 6.300 euro all’anno per fare la spesa, ma dove esiste la concorrenza tra punti vendita si risparmiano in media 700 euro.
La competizione tra insegne è eclatante ad Alessandria: scegliendo gli stessi prodotti al prezzo più competitivo è possibile ritrovarsi 1.310 euro nel portafogli. Bene anche Firenze, Pesaro, Modena, La Spezia, Arezzo e Milano, tutte con possibilita’ di risparmio oltre i 1.000 euro all’anno.
Ristagna invece Aosta, che chiude la classifica a 164 euro. Il consueto appuntamento annuale con l’indagine su supermercati, ipermercati e hard discount di Altroconsumo ha fotografato le dinamiche concorrenziali in 61 citta’, registrando 887.000 prezzi di 108 categorie merceologiche in 949 punti vendita. Numeri che disegnano la mappa dell’offerta agli italiani per la spesa in un anno di alimentari, freschi e confezionati, prodotti per l’igiene personale e per la casa. La novita’ e’ che quasi nessuna insegna offre piu’ gli stessi prezzi su tutto il territorio nazionale.
Perdurano gli effetti della crisi nel mercato immobiliare italiano al primo semestre 2011. Tra le conseguenze più evidenti una diminuzione generalizzata dei prezzi, che tocca il -2,6% nei capoluoghi secondari, mentre vede una riduzione meno marcata nelle grandi città (-1,6%), realtà in cui si concentrano gli investitori e gli acquirenti piu’ facoltosi.
A livello geografico, le zone che evidenziano contrazioni delle quotazioni maggiori sono le regioni del sud (-5,7%) e del centro Italia (-3%), mentre nel nord si ha una flessione minore (-1,8%).Gli effetti della crisi si riflettono nell’allungamento dei tempi di vendita: in media si attestano intorno ai 6 mesi nelle grandi città, ma si assiste ad una tendenza all’aumento soprattutto per le soluzioni di minore qualità, in contesti più periferici.
Tale fenomeno è ancora più marcato per i capoluoghi minori dove i tempi medi di vendita possono toccare anche i 7-8 mesi. Un’altra conseguenza rilevata è la tendenza ad aumentare lo sconto medio tra prezzo di incarico e prezzo di vendita, intorno al 10 -15%.
Con la crisi è diventato ormai sempre più difficile per gli italiani acquistare un’auto nuova. Ci si rivolge quindi al mercato dell’usato e, da oggi, ci saranno maggiori garanzie. Mercedes-Benz ha, infatti, adottato la carta dei servizi redatta dal Codacons che introduce una serie di novità: in primis, la garanzia, dai 12 mesi previsti attualmente, viene portata fino a 36 mesi, sia sulla manodopera sia sui pezzi di ricambio.
Inoltre viene tracciato un curriculum vitae delle automobili, che indicherà tutta la storia della vettura: precedenti proprietari, incidenti, guasti, riparazioni, ecc. Su ogni automobile verranno realizzati 100 controlli di qualità volti a garantire il loro stato; in caso di guasti alle auto, sono previste macchina sostitutiva e altri servizi aggiuntivi (taxi, albergo, ecc.) e, in caso di problemi o di insoddisfazione, il consumatore che proporrà reclamo, otterrà una risposta entro 48 ore, e le controversie potranno essere risolte attraverso un conciliatore nominato dal Codacons.
Via Helpconsumatori.

Se la parola del momento è crisi, proviamo a combatterla a suon di baratto. Se la congiuntura economica ha costretto il viaggiatore a ridurre il budget necessario alle vacanze, si può sempre fare di necessità virtù aggiungendo alle piccole “manovre finanziarie personali” la voce “baratto”.
Giunta alla Terza Edizione la Settimana del Baratto (dal 14 al 21 novembre p.v.) entra a pieno titolo nel calendario vacanze degli italiani che vogliono risparmiare, ma soprattutto riscoprire un senso d’ospitalità più autentica fatta di scambio di esperienze, opinioni, professionalità.
Riguardo ai beni o ai servizi da proporre per lo scambio il consumatore può lasciarsi trasportare dalla fantasia o assecondare ciò che realmente è in grado di fare; non mancano gestori interessati alle più varie proposte di baratto e viaggiatori in grado di soddisfare le tantissime richieste che i gestori pubblicano.
Quest’ultima è una sorta di “mercato virtuale” dove si incontrano domanda e offerta e dove si possono trovare degli ottimi spunti di baratto: dalle lezioni private alla realizzazione di siti internet, dal giardinaggio alla manutenzione dell’impianto elettrico. Qualche esempio: volete scambiare una vecchia giacca di pelle? Avete una collezione di CD o DVD che non entra più nel vostro monolocale? Preparate delle ottime conserve e marmellate o dei formaggi tipici? Portateli ai gestori di un B&B che, in cambio, vi offriranno dal weekend alla settimana intera di vacanza.
Via Settimanadelbaratto.

Oltre a condividere video e foto sulla rete, i giovani di oggi condividono anche l’affitto. Questa modalità abitativa è stata proprio favorita da Internet, attraverso i portali immobiliari e i social network, dove si cerca casa- A comportarsi così non sono soltanto i giovani studenti, ma anche i lavoratori più adulti.
A svelarlo è Casa.it che parteciperà alla prossima edizione della Social Media Week, che si terrà dal 19 al 23 Settembre a Milano. Il motivo principale di questa tendenza è chiaramente quello economico: vivere in condivisione abbatte non solo il caro-affitti, ma anche le spese per bollette e condominio.
Il fenomeno ha contaminato anche il mondo del lavoro e del turismo. Nell’ultimo anno si è registrata una crescita della domanda di spazi da ufficio da condividere (+11%), e un aumenta delle richieste di case-vacanza da affittare in gruppo.
“Con la recente crisi del mercato immobiliare, abbiamo assistito ad una crescita continua delle richieste di immobili in affitto rispetto all’acquisto, con conseguenti incrementi dei costi dei canoni. E proprio dall’esigenza di far fronte a questi aumenti che il fenomeno della condivisione dell’affitto, scelto soprattutto tra i più giovani, continua a crescere“, ha commentato Daniele Mancini, Amministratore Delegato di Casa.it, “oggi la definitiva consacrazione di blog e social network quale strumento di condivisione di informazioni e idee per eccellenza ha favorito lo sviluppo e il consolidamento di questo fenomeno, portandolo da un soluzione privilegiata soprattutto dalle giovani generazioni a una modalità abitativa ampiamente diffusa“.
Via Casa.

Come stanno le famiglie italiane dopo dieci anni di Euro? Con un potere d’acquisto diminuito del 7%, comportamenti influenzati dall’aumento costante dell’inflazione, dall’aumento dei prezzi dei cereali, dai rincari di prezzi e tariffe in settori fondamentali . Ma la responsabilità dell’andamento dei prezzi non è imputabile all’euro: dipende piuttosto dall’esistenza di una effettiva e reale concorrenza.
Alcuni rincari, in settori fondamentali, viaggiano a due o tre cifre pesanti: è il caso del trasporti marittimo (+147%) e aereo (+61%); dei treni (+46%); delle utenze acqua (+52%) e gas (+34%); di bevande alcoliche e tabacchi (+53%).
I premi rcauto sono cresciuti a dismisura in città come Napoli (+122%) e Palermo (+77%) ma si segnala anche un più 31,52% a Roma e un più contenuto 25,35% a Milano. Nel settore rcmoto, note dolenti dappertutto: a Palermo più 245%, a Napoli più 227%, a Roma più 136% e a Milano più 73%.
Continua a leggere: In 10 anni crolla il potere d'acquisto, parola di Altroconsumo
Il 47% delle persone che si sposta a Milano usa i mezzi pubblici; a Roma lo fa il 32%. Non pochi, ma siamo ancora lontani da quanto accade a Parigi e Madrid (63%) o Barcellona (67%). A parte le grandi città italiane, la media nazionale è però ancora molto bassa: 11,6%.
L’automobile rimane il mezzo di trasporto preferito degli italiani: ci sono 598 autovetture ogni mille abitanti: in un anno un italiano trascorre 227 ore in coda e spende da 2mila a 5mila euro per il mantenimento della sua vettura, carburante compreso.
Spostarsi con i mezzi pubblici significa soprattutto tagliare le spese. Secondo uno studio della Camera di Commercio di Monza e Brianza su dati Istat, chi per spostarsi usa bus, metro e tram risparmia in media 80 euro al mese.
Continua a leggere: Bus, tram e metro. Mi sposto, risparmio e l'ambiente ringrazia

Addio lampadine ad incandescenza, almeno in Europa. Dal 1° settembre 2011, saranno bandite dal mercato europeo quelle da 60 watt. Le lampadine da 100 e 75 sono state già ritirate e dal 2012 non ci saranno più neanche quelle da 40. Un passaggio in più fasi dalle lampadine tradizionali a quelle lampadine a risparmio energetico che permettono un risparmio energetico fino all’80 % rispetto a quelle meno efficienti a incandescenza.
Per l’occasione il Commissario europeo all’energia Gunter Oettinger ha dichiarato:
Hanno fatto parte della nostra vita quotidiana per così tanto tempo che sembra incredibile che debbano sparire. Per quale ragione? La lampadina di Edison, che ha prodotto luce per più di 100 anni consuma troppa energia per la luce che produce. Le nuove lampadine consentono di risparmiare fino all’80% di energia e durano 10 volte più a lungo. Cambiando tutte le lampadine una famiglia media può tranquillamente risparmiare fino a 50 euro l’anno di elettricità e l’insieme dell’UE può risparmiare l’equivalente della produzione annuale di 10 centrali elettriche e 15 tonnellate l’anno di emissioni di CO2, il che equivale a ritirare dalla circolazione 7 milioni di automobili
“L’abolizione delle province italiane, ipotizzata in questi giorni, porterebbe in realta’ ad un risparmio molto piu’ esiguo di quanto si possa pensare: sugli oltre 13 miliardi che vengono spesi nel nostro Paese, in totale, per tutte le Province, il risparmio sarebbe appena superiore ai 500 milioni, pari appunto al 3,90% del totale. Cio’ significa che il 96,1% della spesa complessiva rimarrebbe a carico dei cittadini italiani”.
I calcoli sono stati realizzati dalla CGIA di Mestre che ha analizzato le spese delle amministrazioni provinciali per ogni regione ed ha valutato l’ammontare del risparmio che deriverebbe dalla soppressione delle province. ”E’ un dato“, spiega Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre, “che non deve stupire: l’abolizione delle amministrazioni provinciali farebbe risparmiare, nel breve periodo, solo le voci di spesa riguardanti i costi della politica, che rappresentano in realta’ solo una minima parte: le funzioni, oggi in capo alle Province, e soprattutto i relativi costi di gestione e di personale, andrebbero a gravare sugli altri Enti locali che si accollerebbero le funzioni delle Amministrazioni provinciali ”.
La CGIA spiega che, dall’abolizione delle province delle Regioni a statuto ordinario, deriverebbe un risparmio di 421 milioni di euro; oltre 88, invece, sarebbero i milioni di euro risparmiati se si guardassero i costi delle realta’ provinciali che si trovano nelle Regioni a statuto speciale: da queste ultime vanno escluse la Valle D’Aosta, Regione senza province, e il Trentino Alto Adige, le cui province hanno un regime speciale. Andando ad analizzare, infine, i dati regione per regione, conclude la CGIA di Mestre, si va da un minimo di 2,11% di risparmio sul totale di spesa per il Friuli Venezia Giulia ( in termini assoluti pari a 10,6 milioni di Euro), ad un massimo di 8,97% per la Sardegna, con un risparmio di quasi 35 milioni di euro.
Via ASCA.
L’iniziativa “Energia: diritti a viva voce“, lanciata da 17 Associazioni di consumatori che insieme attiveranno 45 sportelli informativi in 16 regioni e un call center, vuole rendere i consumatori più attenti al mercato dell’energia elettrica e del gas.
Il progetto muove dal fatto che l’ingresso di nuovi operatori, frutto della liberalizzazione nel settore, ha reso il mercato movimentato ma ha creato anche criticità, quali appunto comportamenti scorretti, doppie fatturazioni e ostacoli nel passaggio da un operatore all’altro.
Il progetto lanciato dai consumatori mette dunque a disposizione dei cittadini sportelli di assistenza e informativi, call center, campagne informative sul territorio nazionale e via web e una app per i-Phone dedicata.
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