Se si dovesse scommettere sull’argomento, in molti sarebbero pronti a puntare sull’opzione: “La spesa sanitaria deve rientrare nei ranghi”. Secondo quanto risulta dal settimo Rapporto Ceis Sanità, però, la realtà potrebbe essere considerevolmente diversa, giacché la spesa sanitaria pro-capite italiana si dimostra inferiore a quella media dell’Europa a 15 e addirittura la metà di quella riscontrata in Paesi come Canada, Giappone e Usa. Tale andamento, tuttavia, nasconderebbe qualche preoccupazione, quale quella che in Italia più di qualcuno sia costretto a rinunciare a cure mediche per motivazioni economiche.
Se è vero che durante l’ultimo anno di crisi ben il 35% degli italiani si e’ rivolto alle strutture sanitarie pubbliche per ridurre le spese sanitarie anche a fronte di attese più lunghe, è pur vero che la spesa medico-sanitaria pro-capite nel nostro Paese è tra le più basse dell’Ocse. Lo documenta lo studio “Health at a Glance 2009″.
La crisi in pillole!
L’attesa vale la spesa. Questa l’opinione del 35% degli italiani che quest’anno hanno scelto di rivolgersi a strutture pubbliche per farsi curare. La percentuale sale al 40% tra gli anziani, al 41% tra i residenti nelle regioni del Centro, ad oltre il 47% tra i soggetti meno istruiti, senza titolo di studio o con la sola licenza elementare. A riportare la crescita della domanda per le cure dispensate dal Servizio Pubblico Nazionale è il Monitor del Forum per la Ricerca Biomedica e del Censis.
Generalmente si ritiene che un prezzo più alto sia indice di qualità più elevata. Tale assunto, seppur valido nella maggior parte dei casi, non è detto che sia scolpito nella pietra. Questo è il caso, per esempio, dei farmaci. Tra un farmaco “di marca” e un farmaco generico, molto spesso siamo portati ad acquistare il primo, convinti che non sia la salute il settore su cui si deve risparmiare. Eppure…