
Nel decreto legge 138/2011, la c.d. manovra di Ferragosto, l’articolo 11 introduce una rivoluzione in tema di stage che limita, drasticamente, il ricorso a tale strumento di inserimento nel mondo del lavoro.
Quali sono le novità?
Se la riforma sarà convertita in legge, lo stage potrà essere utilizzato esclusivamente per studenti e per alcune categorie svantaggiate (ad esempio, disabili, invalidi, tossicodipendenti, alcolisti, carcerati), neodiplomati e neolaureati. Per quest’ultimi, la possibilità di essere presi in stage è limitata ai primi 12 mesi dalla fine degli studi: dopo questo periodo, l’inquadramento andrà effettuato con un vero e proprio contratto. La durata massimo è di sei mesi che può giungere ad un anno solo in casi eccezionali.
L’intento dichiarato del ministero del Lavoro è quello di ridurre l’utilizzo dello stage, favorendo al contempo l’assunzione tramite contratti veri: tra cui, per i giovani, il famoso contratto di apprendistato, tutelante per il lavoratore e conveniente per l’azienda, che però negli ultimi anni ha stentato a decollare, forse proprio per la concorrenza sleale di altre forme più vantaggiose, come il co.co.pro e lo stage.
Se lo scopo della riforma è meritevole, il testo legislativo lascia molti dubbi interpretativi: che fine faranno gli attuali stagisti?
Lo stage, un trampolino verso il lavoro? Non sempre. Anzi, negli ultimi tempi, sembra che la via d’accesso al mondo del lavoro attraverso lo stage si sia notevolmente ristretta. Ciò è quanto risulta dall’undicesima indagine Gidp/Hrda, l’Associazione dei direttori risorse umane, sul tema Neolaureati e stage.