Il caro prezzi della benzina si tinge di giallo

Giallo prezzi benzina Un’ennesima brutta sorpresa per gli automobilisti che si sono visti ulteriormente aumentare il prezzo della benzina durante il ponte del 1° maggio a 1,31 euro a litro. Immediata l’ira delle associazioni consumatori si è abbattuta sui gestori delle pompe, dopo aver accusato le compagnie petrolifere di cartello.

Cosa bolla in pentola è difficile capirlo visto che il barile di greggio non raffinato si è assestato a quota 66 dollari con una media di 30,4 centesimi di euro al litro (stessa cifra dell’anno scorso in questo periodo quando però al litro si spendeva 1,30 Euro anziché 1,31, con un dollaro più forte dell’euro dell’8% rispetto ad oggi). Il rincaro ingiustificato si attesta pertanto, a conti fatti, intorno ai 3-4 centesimi al litro.
Se Adusbef e Federconsumatori tornano a parlare di “doppia velocità dei prezzi” dei prezzi della benzina rispetto a quelli del petrolio, ribadiscono invece la loro estraneità ai rincari i gestori che rendono noti alcuni dati interessanti sulla composizione del prezzo della benzina: su ogni pieno di benzina da 50 euro, oltre 31 euro (pari al 62,13%) “bruciano” in tasse, tra accisa e Iva, 13,66 euro (pari al 27,32%) servono per comprare la materia prima sui mercati internazionali; 3,83 euro (pari al 7,65%) sono destinati ai petrolieri mentre soli 1,45 euro (pari al 2,9%) finiscono nelle tasche dei gestori.

Risultato: il “peso”, fiscale che grava sul carburante raggiunte infatti oltre il 62% del prezzo pagato agli automobilisti. (v. articolo). Questo quanto emerge dai dati forniti dai benzinai che scendono in campo per “informare” i cittadini-consumatori sulla verità sul prezzo dei carburanti. Le associazioni di categoria dei benzinai hanno «deciso di dare vita ad una inedita campagna d’informazione rivolta ai cittadini-consumatori che fanno regolarmente il loro ingresso nei 25000 punti vendita esistenti, per effettuare circa 6 milioni di rifornimenti ogni giorno dell’anno». Una campagna – concludono i benzinai – per «garantire ai cittadini una fregatura in meno, ed ai gestori giustizia».

“Un litro d'acqua minerale acquistato in un negozio di alimentari - fanno notare in una nota congiunta Faib Aisa, Fegica Cisl e Figisc Confcommercio - costa 0,54 euro. Un litro di latte, 1,29 euro. Un litro di caffè consumato al bar, 17,34 euro. Tutti prezzi al netto delle tasse. Un litro di benzina super senza piombo, sempre tasse escluse, costa 0,43 euro al litro. Ciò significa che ai cittadini del nostro paese l'acqua costa il 126%, il latte 300% ed il caffè 4.033% più che la benzina".

Senza il balzello statale un litro di verde costerebbe meno di un litro di acqua minerale, meno della metà di un litro di latte e quasi la metà di una tazzina di caffè espresso al bar.

Se il colpevole è ancora nell’ombra la soluzione, agli immediati problemi di prezzo potrebbe essere un “gioco da ragazzi”. Si tratta proprio di una simulazione ludica quella lanciata in rete su World Without Oil, in cui si finge che iniziata la grande crisi petrolifera. Molti studiano scenari per capire come potrebbe svilupparsi la situazione in caso di improvvisa mancanza di petrolio, ed è molto difficile capire se avrà la meglio la solidarietà e la capacità di arrangiarsi oppure l'homo homini lupus.
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