Fondi pensione: la previdenza complementare non decolla

Lavoro precario uguale pochi contributi, cioè scarsa pensione. Niente di nuovo, ma a riaccendere i riflettori sulla questione è stata qualche giorno fa la Corte dei conti che ha spulciato nei conti dell’Istituto nazionale di previdenza sociale.

I milioni di lavoratori che in Italia non hanno un impiego stabile versano pochi contributi ai fini pensionistici e chi può evita il rischio di ricevere una pensione bassa ricorrendo a un fondo. Alla data del 30/9 /2012 sono ricorsi alla previdenza integrativa 5.758.759 lavoratori.

Il 23% dei potenziali sottoscrittori secondo la Corte dei conti. Siamo lontanissimi dal boom avuto dalla previdenza complementare nei paesi d’Oltreoceano o nel Regno Unito, dove la diffidenza per gli investimenti finanziari appare decisamente più bassa e non esiste, almeno come in Italia, il Tfr. Da noi la maggioranza dei lavoratori dipendenti ha tenuto per sé il trattamento di fine rapporto, senza dirottarlo sui fondi pensione.

Nella giungla di fondi e gestori esistenti si è levato da diverse e autorevoli voci un invito a regolamentare la materia. Dall'autorità di vigilanza, la COVIP, così come dalla Corte dei Conti. Per i magistrati contabili urge sottoporre:


a riesame il modello della previdenza integrativa e complementare, che nella confermata forma privata impone iniziative di rilancio e razionalizzazione della esigua quota di iscritti e della frammentata coesistenza di numerosi Fondi.


Una soluzione secondo alcuni osservatori potrebbe consistere nell’affidare per legge la razionalizzazione all’INPS, che ha già istituito il suo Fondoinps.

Oggi il sistema complementare a contribuzione definita ha preso il posto di quello a prestazione definita. Con quest’ultimo si sapeva quanto si versava e a quanto sarebbe ammontato l’assegno di previdenza complementare.

Con la contribuzione definita il lavoratore sa quanto versa di rata e può solo ipotizzare quanto prenderà in termini di pensione integrativa giacché la scelta degli investimenti spetta a lui e non al Fondo pensione.

Da gennaio a settembre 2012, gli iscritti ai fondi pensione chiusi o negoziali, destinati ai lavoratori dipendenti, sono scesi dello 0,9%, mentre gli aderenti ai fondi aperti, scelti specialmente da liberi professionisti e autonomi, sono cresciuti di un modesto 2%.

Ad andare bene sul mercato della previdenza complementare sono solo i cosiddetti PIP, i Piani Individuali Pensionistici: ad oggi hanno aderito a questo strumento complementare 1,6 milioni di persone. Si vendono bene ma il loro rendimento è giudicato finora deludente - 8,1%, contro un rendimento delle liquidazioni, rivalutate in base all’inflazione, del 2,5% - rispetto ai fondi aperti e chiusi. Sia i primi che i secondo guadagnano sia nel medio (rispettivamente il 7,4% e il 6,2%) che nel lungo periodo (31% e 41%) con il Tfr che sempre nel lungo periodo si è rivalutato del 30%.

Foto © TMNews

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