Anche il petrolio ha un'etica in Norvegia

Etica del petrolio Si chiama Government Pension Fund ed è il pingue fondo pensione governativo della ridente Norvegia, nato ed alimentato dalle esportazioni petrolifere. Un’importante tesoretto da 300 miliardi di Euro che si permette il lusso di applicare giudizi di adeguatezza etico-sociale ai propri investimenti ha recentemente respinto la famosa catena di store americana Wal-Mart in ragione della sua blanda politica verso i fornitori in fatto di lavoro minorile e del suo ostruzionismo alle politiche sindacali.

La notizia non dovrebbe stupire se si pensa che in linea di principio tutti i fondi pensione pubblici tendono ad adottare una politica di investimento “socialmente responsabile” sia in USA che in Europa; la Svezia però si arrischia ad emettere pubblicamente giudizi etici su società e multinazionali che raramente amano l’eccessiva trasparenza e divulgazione sulle proprie attività sotterranee….e così il ministro delle Finanze norvegese, Kristin Halvorsen, ha annunciato l’esclusione della compagnia mineraria sudafricana DRD Gold dall’ambito fondo nazionale per i gravi danni ambientali in Papua Nuova Guinea, e ben 7 aziende produttrici di componenti fondamentali per armi nucleari. Finisce nella black list annunciata urbi et orbi anche la nostra Finmeccanica insieme ad altre indispettite compagne di sventura (Bae Systems, Boeing, Honeywell, Northrop Grumman, Safran e United Technologies).

Sono 21 ad oggi le vittime illustri dell’intransigenza baltica di cui 12 oltraoceano.
5 sono le categorie individuate dal fondo che saranno a breve integrate da nuove voci in coincidenza della valutazione di 25 nuovi candidati al Fondo. A quelli già esistenti che concernono la sostenibilità ambientale, i diritti dei lavoratori nella catena dei fornitori e dei distributori, la difesa dei diritti umani, il rapporto con i diversi portatori d’interessi e le politiche anti-corruzione, si è deciso di aggiungere nuove regole sulla riduzione delle emissioni di gas serra; tali criteri entreranno in vigore dal gennaio 2008 per le imprese ad alto impatto ambientale, mentre l’applicazione generalizzata e integrale avverrà dal luglio 2009.

Una politica etica altamente discriminatoria oltre a soddisfare l’esigenza di rigore e coerenza morale/sociale paga anche dal punto di vista economico. Secondo i recenti dati diffusi dal governo infatti le performance del fondo avrebbero reso il 7.9% in più rispetto alle aspettative. Curiosa sintesi di personalità quella che caratterizza i magnati del petrolio, contemporaneamente produttori di una risorsa inquinante ma filantropi indefessi ed ecologisti ad oltranza. Una contraddizione in termini che sembra travolgere anche i criteri di valutazione societaria del comitato etico, più volte accusato di adottare pesi e misure diversi in maniera arbitraria e faziosa.

Sempre in tema di finanza sostenibile, ma sotto un altro punto di vista, è da segnalare la recente legge adottata dal Parlamento del Belgio che vieta il finanziamento, sotto forma di concessione di crediti o di investimenti, delle società produttrici di mine antiuomo o di bombe a grappolo (cosiddette “cluster bombs”).
Si tratta di un provvedimento che, proposto dal capogruppo dei senatori socialisti, Philippe Mahoux, approvato in prima lettura dal Senato belga nel dicembre scorso e, in via definitiva, dalla Camera dei rappresentanti il 1° marzo scorso, fa del Belgio il primo paese al mondo ad aver approvato una messa al bando generale della fabbricazione, dello stoccaggio, dell’utilizzo e della commercializzazione delle “cluster bomb”.
Come è noto, le bombe a grappolo (piccole bombe, trasportate in un grosso contenitore, che si apre a mezz’aria, e le scaraventa su di una vasta aerea) sono armi non convenzionali accusate di causare gravissime conseguenze di tipo umanitario.
Ebbene, la nuova disciplina normativa del parlamento belga affronta il lato finanziario della questione, stabilendo una responsabilità penale, assimilata a quella del finanziamento del terrorismo, per le istituzioni finanziarie che concedono crediti o investono in società produttrici di siffatte armi non convenzionali.
In proposito la legge belga prevede la compilazione di una “lista nera” di imprese impegnate nella fabbricazione di mine antipersona o di bombe a grappolo, cui sarà vietata la concessione di finanziamento e in cui non sarà consentito l’investimento, neppure attraverso i fondi.

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