Produttività, Fornero: l’accordo non riduce il potere d'acquisto dei lavoratori

Il ministro del Lavoro Elsa Fornero contrattacca sull’accordo siglato tra governo e parti sociali sulla produttività, con l’esclusione della sola Cgil:


Non è vero che le misure contenute nell'accordo sulla produttività diminuiranno il potere d'acquisto dei lavoratori.

Fornero durante un incontro all'istituto Stensen di Firenze ha voluto rispondere alla leader della Cgil Susanna Camusso:


Noi lavoriamo per aumentare la produttività, l'aumento della produttività è l'unica base per aumentare i salari. Il governo ci mette la detassazione dell'aumento salariale.

Secondo le osservazioni del segretario della Cgil invece l’intesa segue:

una strada sbagliata per cui il contratto nazionale non tutelerà più il potere d'acquisto dei lavoratori. Il punto più critico dell'accordo è che abbassa i salari reali. Il governo scarica sul lavoro i costi della crisi e le scelte per uscire dalla crisi abbassando i redditi da lavoro.

L’accordo sulla produttività insomma:


non rappresenta una soluzione ai problemi, è un altro intervento che accelera la recessione del Paese.

Di opposto parere gli altri sindacati - Cisl, Uil, Ugl - e le altre parti sociali (Abi, Ania, Confindustria, Rete cooperative etc.) che mercoledì hanno sottoscritto l’accordo a Palazzo Chigi. L’intesa mira a rafforzare la contrattazione decentrata o di secondo livello e a defiscalizzare il salario di produttività, obiettivi per i quali il governo ha messo sul piatto 2,1 miliardi di euro da spendere tra il 2013 e il 2015.

Secondo il segretario del Pd Pierluigi Bersani per rendere efficace l’accordo c'è bisogno di due condizioni, la prima:

è che si parli di investimenti veri in innovazione, e questo è da verificare, e l'altra è che ci sia un modello di rappresentanza dei lavoratori che possa vedere una loro partecipazione nelle scelte aziendali.

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