Gestione delle utilities: arriva l'acqua non-profit

Public Utilities Si è concluso con successo il vertice sulle public utilities di sabato presieduto da Linda Lanzillotta, alla Venice International University in collaborazione con l’Icesd. Nuove interessanti proposte sono emerse proprio in contemporanea al dibattito parlamentare sulla destinazione e possibile futura gestione delle utilities, organizzate nel caso delle reti idriche italiane, da enti pubblici locali. L'iniziativa arriva dalla Fondazione per la Sussidiarietà che lancia l'idea di ricorrere alle fondazioni senza scopo di lucro per la gestione delle risorse pubbliche.

In una public company propriamente intesa, sostiene Paola Garrone del Politecnico di Milano in un interessante paper, non è possibile un’identificazione tout court tra utenti ed investitori, poiché per propria natura il mercato azionario pubblico non può selezionare gli investitori. Tra gli azionisti, vi saranno soggetti che non necessariamente hanno interesse alla qualità del servizio dell’impresa nella quale hanno investito, per ragioni geografiche o istituzionali (si pensi alle finalità di intermediari esteri del settore assicurativo e previdenziale). Da qui la serie di inefficienze e disservizi dell’attuale gestione idrica.

Oltre frontiera si moltiplicano invece le “best practice” nella gestione di risorse pubbliche a beneficio collettivo direttamente governate dai cittadini e utenti finali. Dall’Inghilterra agli Stati Uniti il modello di “non profit utilities” sembra riscuotere grande successo anche dopo numerosi tentativi di privatizzazione e affidamento delle utilities a meccanismi di mercato.

Due i modelli possibili che stanno macinando successi sullo scricchiolare degli assetti proprietari delle utilities locali: le imprese non-profit “commerciali” e le Community Interest Companies. Emergono così due possibili alternative alla gestione centralizzata delle risorse idriche:
cooperative di utenti,
iniziative pubblico-privato.

L’Inghilterra ha recentemente partorito un efficiente sistema non-profit per i servizi a rete istituendo la forma giuridica della company limited by guarantee, nella quale i soci (members) garantiscono in caso di necessità il versamento di una quota predefinita.

Glas Cymru

Un primo caso interessante è quello di Glas Cymru, una utility che, dopo avere
rilevato nel 2001 gli asset di Welsh Water, opera nel mercato gallese dei servizi idrici; oggi
serve 1,2 milioni di utenti. Non vi sono azionisti, ma circa 60 soci selezionati da un comitato
indipendente controllano l’operato del management attraverso un Consiglio di
Amministrazione; i soci provengono in gran parte da imprese, enti ed associazioni della
regione. In questo caso la proprietà degli impianti è in capo a Glas mentre la manutenzione e investimenti sono affidati a partner indipendenti ed esterni, il cui servizio viene costantemente monitorato da un board of trustees.
Per finanziarsi la società ricorre all’emissione obbligazionaria a scadenza medio lunga e al reinvestimento degli utili. I dividendi vengono distribuiti in forma di sconti tariffari e non come cedole, trattandosi di una non-profit. Nell’esercizio 2003-2004 un maxi dividendo da 18 milioni di Euro è stato redistribuito tra i8 1,3 milioni di utenti.

Detroit Water and Sewerage Department

Altro modello alternativo alla gestione pubblica sono le cooperative di utenti, che grande successo hanno riscosso negli Stati Uniti. In particolare, nel settore dell’energia elettrica, le cooperative statunitensi – presenti nella distribuzione, nella trasmissione e nella produzione - sono quasi 900, ovvero il 27% delle imprese statunitensi del settore, e servono 37 milioni di utenti in 47 stati.
Anche nel settore idrico ci sono casi eccellenti: a Detroit ad esempio la gestione del servizio è affidata ad un ente molto simile ad una fondazione pubblica (la Detroit Water and Sewerage Department) dove gli utili realizzati vengono reinvestiti. Il consiglio di amministrazione è composto da 4 membri residenti nella città di Detroit e da 3 nelle vicine contee, nessuno dei quali riceve dei compensi. Interessante che al municipio non vada alcun dividendo o canone di concessione.

Insomma quanto emerge da più parti è la dubbia ottimalità della privatizzazione nel lungo periodo, almeno con riferimento ai settori di pubblica utilità per i quali sono emersi i maggiori problemi con riferimento agli investimenti e alla qualità del servizio…quindi perché non prendere in considerazione una terza via tra pubblico privato che dia la possibilità ai cittadini stessi di autogestirsi le risorse?

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