La crisi brucia 250mila posti di lavoro nel settore metalmeccanico

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Negli anni della crisi, dal 2007 a oggi, il settore metalmeccanico ha conosciuto il suo tracollo produttivo, per un calo dell'attività del 30% e 250mila posti di lavoro andati in fumo. Gli spaventosi numeri sono stati diffusi oggi durante l'assemblea di Federmeccanica che si svolge ad Ancona.

Il settore metalmeccanico, uno dei più colpiti da sette anni di crisi, fornisce l'8% del Pil nazionale (fatturando 400 miliardi di euro), il 45% del valore aggiunto dell'Industria e 60 miliardi di surplus sul piatto della nostra bilancia commerciale.

"Ci troviamo in un territorio la cui storia si lega fortemente a quella dell'industria italiana. Ancona, infatti, rappresenta lo snodo di quella dorsale adriatica - che va dal Friuli alla Puglia - lungo la quale si addensano, senza soluzione di continuità, una moltitudine di distretti industriali campioni del made in Italy. Una realtà nella quale i momenti di ottimismo si intrecciano ancora con situazioni di difficoltà"

ha detto Fabio Storchi presidente di Federmeccanica. A tenere banco durante l'assemblea anche il tema dell'Industry 4.0:

"la nuova Rivoluzione Industriale ormai in atto e rispetto alla quale l'Italia non può restare indietro"

secondo Storchi il quale ha aggiunto che:

la crisi ha cancellato il mondo che conoscevamo e si è ormai avviata una fase di transizione che ci porterà in un nuovo scenario caratterizzato dalla cancellazione di alcuni lavori tradizionali, quelli più esecutivi, per lasciare spazio a lavori creativi, che necessitano di elevate professionalità, in grado di gestire le nuove tecnologie".

Il presidente di Federmeccanica ha poi ricordato come le le esportazioni di prodotti metalmeccanici rappresentino da sole il 50% dell'export italiano, ma con la crisi dal 2007 ad oggi le esportazioni sono aumentate solo del 2,2%:

"un dato negativo se raffrontato con una crescita del commercio mondiale del 40%. In poco più di un lustro soprattutto per effetto della domanda interna, la nostra produzione ha subito un crollo del 30%, la capacità produttiva si è ridotta di un quarto, bruciando così ben 250.000 posti di lavoro. Non è un'esagerazione affermare che assomigliamo molto a un Paese uscito da una lunga e devastante guerra. L'Italia non ha saputo adattarsi al nuovo mondo e al nuovo paradigma, ovvero la sfida della globalizzazione e della rivoluzione digitale. In tale prospettiva l'obiettivo non può che essere uno solo: ricostruire"

Proprio come dopo un annoso conflitto.

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