Perché la borsa cinese sta crollando

Le ragioni che hanno portato la borsa cinese, di Shanghai, a perdere oltre il 30% in tre settimane. Una situazione che fa più paura della Grecia, o almeno dovrebbe.

Un dato può aiutare a capire le ragioni per cui il crollo della borsa cinese di Shanghai dovrebbe preoccuparci molto di più di quanto stia in effetti facendo: la ricchezza distrutta in Cina a partire dal 12 giugno - quando le azioni hanno iniziato a precipitare arrivando a far perdere alla borsa oltre 3mila miliardi di dollari, il 32% del suo valore - vale 11 volte il Pil della Grecia e 6 volte il suo debito pubblico. Forse anche la Germania, così preoccupata da Atene, dovrebbe guardare un po\' più in là, visto che è il primo paese esportatore verso la Cina e quindi quello messo più a rischio da una possibile crisi cinese.

Insomma, i numeri in ballo sono enormi. Eppure l\'Europa ossessionato dalle sue vicende si è accorta, parzialmente, di quanto stava avvenendo solo ieri, quando Shanghai ha perso quasi il 6% e il 40% dei titoli è stato sospeso per eccesso di ribasso. Oggi, 9 luglio, c\'è stato il solito rimbalzo, con la borsa cinese che sta crescendo altrettanto di quanto perso nella giornata di ieri. Ma è la tendenza di lungo periodo che conta, molto più di un singolo crollo o di un singolo rimbalzo.

E la tendenza di lungo periodo dice che la perdita che si sta vedendo in queste settimane è la logica conseguenza di una bolla speculativa che ha portato la borsa cinese a guadagnare oltre il 100% dal giugno 2014 al giugno 2015. Significa che, in media, le azioni hanno raddoppiato il loro valore. Cosa che, da lontano, fa pensare a una pericolosa bolla speculativa, ma che, da dentro, crea la febbre già nota anche in Occidente che vede tra i protagonisti centinaia di migliaia di piccoli risparmiatori. Che sono arrivati, in parte, anche a farsi prestare soldi dalle banche per acquistare titoli mettendo come garanzia proprio i titoli acquistati (dinamica che ricorda quanto avvenuta con la bolla immobiliare e le case acquistate mettendo come garanzia la casa stessa).

La febbre ha riguardato soprattutto le azioni digitali, quelle dell\'indice ChiNext, cosa che fa pensare che quanto si sta vedendo possa ripercorrere la bolla delle dotcom americana. I prezzi, in effetti, sono cresciuti moltissimo. Fino a quando, nella metà di giugno, qualcuno non deve aver iniziato a pensare che i prezzi fossero cresciuti a sufficienza, se non troppo, e ha iniziato a vendere. E nel momento in cui si inizia a vendere, i prezzi iniziano a scendere e il circolo vizioso si mette in moto.

In un momento di fortissimo rialzo, ci guadagnano tutti. Ma i rialzi hanno sempre una fine, spesso un crollo, e sono sempre i piccoli risparmiatori quelli che si trovano con il cerino acceso in mano. Il timore di uno scoppio della bolla speculativa improvviso, con tutte le conseguenze sociali che può creare, spaventa molto il governo cinese, che infatti sta reagendo con interventi massicci volti a ritardare quello che sembra quasi inevitabile: taglio drastico del costo del denaro, ha spinto i broker più importanti a unirsi in un fondo per l\'acquisto di azioni, finanziando questi stessi acquisti con il denaro della banca centrale, ono stati autorizzati nuovi metodi di indebitamento per permettere agli investitori di avere maggiore liquidità da immettere nel mercato finanziario, ecc. Inoltre, vista l\'importanza dell\'aspetto psicologico, sta mettendo in campo tutta la sua autorità per evitare che si diffondano voci pessimiste. Tutto questo, avviene mentre la crescita del Pil frena in maniera molto importante: il 7% è poco per chi era abituato a crescere del 10 e oltre.

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