L'economia del sud Italia è cresciuta la metà di quella greca

E la crescita demografica è tornata a essere pari a quella registrata più di 150 anni fa.

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I dati raccolti da Svimez, l'associazione per lo sviluppo industriale del mezzogiorno d'Italia, mostrano un profilo impietoso della situazione economica del sud Italia: dal 2000 al 2013 il meridione del nostro paese è cresciuto del 13%. Vale a dire 40 punti in meno dell'Europa a 28 (53,6%), molto meno dell'Italia nel suo complesso (20%) e addirittura quasi metà di quanto nello stesso lasso di tempo è cresciuta la Grecia (24%).

Svimez racconta la situazione con queste parole: "Il Sud è ormai a forte rischio di desertificazione industriale, con la conseguenza che l'assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire all'area meridionale di agganciare la possibile ripresa e trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente".

Il divario del pil tra nord e sud Italia è tornato ai livelli del secolo passato: il numero degli occupati nel Mezzogiorno, ancora in calo nel 2014, arriva a 5,8 milioni, il livello più basso almeno dal 1977, anno di inizio delle serie storiche Istat. E se una famiglia su 10 è a rischio povertà al nord, al sud è una famiglia su tre. I consumi delle famiglie meridionali nel 2014 calano (-0,4%) mentre quelli delle famiglie settentrionali riprendono timidamente a crescere (+0,6%).

Il risultato di una situazione allarmante è che si ripercuote su quella demografica: "Nel 2014 al Sud si sono registrate solo 174 mila nascite, livello al minimo storico registrato oltre 150 anni fa, durante l'Unità d'Italia: il Sud sarà interessato nei prossimi anni da un stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili".

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