La crisi ha spazzato via il ceto medio italiano

Sette milioni di persone retrocesse dalla piccola borghesia in 8 anni.

C'era una volta il ceto medio, nota anche come piccola borghesia. Ma la crisi esplosa nel 2007 l'ha quasi cancellata, o almeno questo è quanto risulta se si guarda all’indagine sul Risparmio 2015, realizzata da Intesa Sanpaolo e il Centro Einaudi di Torino. I numeri sono questi: le famiglia italiane che hanno un reddito che si aggira attorno ai 2.434 euro (che è il reddito mediano degli italiani) sono scese di tre milioni dal 2007 a oggi.

Tre milioni di famiglie e sette milioni di persone. Vale a dire più del 10% dell'Italia. Un calo dimostrato anche dal fatto che è scesa - sempre negli ultimi otto anni - dal 54 al 42% la percentuale degli appartenenti alla classe media che riescono a risparmiare qualora e dal fatto che sono scese le famiglie con reddito tra i 1.500 e i 2.000, mentre sono aumentare quelle nella fascia 1.000/1.500. Vale a dire che la classe media è di minore entità e anche più povera.

Per il presidente di Intesa Sanpaolo non si tratta solo di numeri: "Il ceto medio è il fondamento della democrazia. Dal ceto medio, quando e se l’ascensore sociale funziona, emergono le forze di un Paese, ma se non c'è questa possibilità si aprono gli spazi ai populismi e agli estremismi".

In tutto questo, comunque, ci sono anche dei dati positivi: in generale sono in aumento le persone che - dal 2012 al 2015 - riescono ai risparmiare: si passa dal 38% al 43%, crescita che è stata particolarmente evidente nell'ultimo anno. Aumenta anche il numero delle persone che investono in borsa e soprattutto con investimenti triennali, il che sta a significare che la crisi di un nuovo crollo improvviso sta passando. Dal centro Einaudi si spingono fino a dire che "la crisi è davvero finita", ma di sicuro ha lasciato segni indelebili.

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