Il Canone RAI e la rivincita dell’abbonato truffato

Canone RAI La tanto attesa giustizia sul canone RAI sembra aver scelto la strada del conflitto di interessi di cui è stato accusato Meocci. Infatti il Codacons fa sapere a tutti i cittadini che il TAR del Lazio ha pronunciato un’importante sentenza a carico dei vertici RAI, obbligati a rendere noti gli atti relativi ad un presunto accordo con Meocci circa il pagamento della multa di 373 mila euro inflitta allo stesso per incompatibilità alla carica di direttore generale dell'azienda.

Meocci venne decretato, per chi non avesse seguito la vicenda, incompatibile con la carica di direttore generale della RAI dal consiglio dell'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni in quanto per sette anni aveva fatto parte proprio dell'organismo preposto alla vigilanza sul settore (v. articolo) .

La multa, per 373 mila euro, fu confermata allo stesso Meocci il 29 luglio 2006 dal Tar del Lazio e il successivo 20 dicembre dal Consiglio di Stato. Per l'associazione dei consumatori il diniego alla esibizione dei documenti mirava "solo ad impedire - si legge nel loro ricorso - che venga conosciuto un atto del tutto illegittimo che mortifica i diritti degli utenti del servizio pubblico radiotelevisivo, nella misura in cui si pretende di fare incetta dei fondi che gli utenti medesimi versano attraverso il pagamento del canone Rai".

Si apriranno quindi gli archivi contabili dell’azienda pubblica su cui l’associazione per i consumatori intende mettere le mani per cercare il giustificativo delle spese degli abbonati negli ultimi anni.

Facendo riferimento alla questione del pagamento della multa inflitta a Meocci, i giudici amministrativi ritengono che si sia trattato di una "vicenda dagli oscuri contorni - si legge nella sentenza - che intuitive ragioni di trasparenza nella condotta di un concessionario di un pubblico servizio avrebbe imposto di rendere immediatamente nota, negandola o anche confermandola con il supporto di valide ragioni. Sotto questo profilo l'interesse conoscitivo dei soggetti rappresentati dal Codacons non può essere messo in discussione". Andando oltre, il Tar ritiene che ci sia "interesse legittimo degli abbonati, e del Codacons che li rappresenta, a conoscere gli effetti che un'operazione economica, che per ragioni che non è necessario approfondire si ostina a mantenere secretata, può avere sul bilancio della Rai e sulla misura, in continua lievitazione, del canone televisivo".

Questa sembra solo la prima pietra di un’operazione trasparenza che intende scandagliare non solo la distribuzione delle voci di bilancio ma anche il palinsesto RAI. Codacons e Associazione degli Utenti Radiotelevisivi avrebbero infatti chiesto un incontro urgente al Direttore Generale Rai, per visionare il rapporto riservato dell’internal auditing sulla trasmissione “Oltremoda” a cui i vertici RAI non hanno dato risposta. “Il muro di gomma di Cappon non ci spaventa, ci indigna – sostiene Carlo Rienzi Presidente del Codacons – e ci auguriamo che egli voglia sentire dagli utenti cosa abbiano da dire in merito alla gestione del servizio pubblico, evitando l’emissione di nuove e più pesanti condanne da parte della magistratura".

Il Tar del Lazio, accogliendo il ricorso del Codacons riconosce ufficialmente “l`interesse legittimo” degli abbonati e dell’associazione dei consumatori a conoscere gli effetti che un’operazione economica” dalle inevitabili ripercussioni sul bilancio della Rai e sulla misura, in continua lievitazione, del canone televisivo.

  • shares
  • Mail