Opzione donna per la pensione anticipata: scontro sulla proroga

Che cos’è l’opzione donna e come funziona. Per la proroga secondo l'Inps servono 2 miliardi, per il presidente della Commissione Lavoro della Camera si può fare a costo zero.

opzione donna

In tema di pensioni tiene banco in queste ore l’opzione donna: per prorogarla secondo l’Inps servono 2 miliardi di euro. Tanto costerebbe ricalcolare l'assegno con il metodo contributivo fino al 2023. Non la pensa così il presidente della Commissione Lavoro della Camera ed ex ministro del Welfare Cesare Damiano che considera tale cifra eccessiva, anzi a suo dire si può estendere l’opzione donna senza bisogno di copertura.

"per quanto riguarda opzione donna noi abbiamo sin dall'inizio affermato che la misura non aveva bisogno di coperture finanziarie. Adesso l'Inps parla di oltre 2 miliardi fino al 2023, una cifra a nostro avviso spropositata. Non possiamo nuovamente commettere l'errore di risorse gonfiate e calcolate su platee potenziali che poi non esistono a consuntivo e soprattutto non possiamo non considerare che questa modalità produrrà anziché un costo un risparmio"

dice Damiano.

Cos’è e chi riguarda l'opzione donna

Permette alle donne che lo vogliono e hanno i requisiti anagrafici e contributivi di accedere alla pensione anticipatamente fino al 31 dicembre 2015, cioè andare in pensione a 57 e 3 mesi se lavoratrici dipendenti e a 58 anni e 3 mesi se autonome, con 35 anni di contributi versati. Però se si sceglie la pensione anticipata si accetta il ricalcolo dell’assegno pensionistico soltanto con il metodo contributivo.

Requisiti. Le lavoratrici autonome nate entro il 28 febbraio 1956 devono aver maturato i necessari requisiti contributivi entro il 31 maggio 2014 per accedere alla finestra mobile di 18 mesi prevista potranno prendere l’assegno pensionistico dall'1 dicembre 2015. Le lavoratrici dipendenti nate entro il 31 agosto del 1957 invece devono aver maturato il requisito contributivo entro il 30 novembre 2014 per poter accedere alla finestra mobile di 12 mesi che permetterà loro di ricevere l’assegno a partire da dicembre 2015.


Per le lavoratrici del pubblico impiego sono richiesti di 34 anni, 11 mesi e 16 giorni di contributi da maturare entro il 30 dicembre 2014. Le dipendenti pubbliche dovranno inoltre essere nate entro il 30 settembre 1957 per usufruire della finestra mobile di 12 mesi che farà ricevere l’assegno pensionistico dal 31 dicembre 2015.

In soldoni, chi se ne va in pensione in anticipo con l’opzione donna fa risparmiare un bel po’ di quattrini allo Stato perché la pensione viene calcolata interamente con il metodo contributivo con conseguenti penalizzazioni sull’assegno pensionistico nell’ordine del 25-30%. Di opzione donna e settima salvaguardia per per gli esodati si è parlato ieri alla Camera, in un incontro organizzato dalla commissione con l’Inps. Per i 500.000 esodati, quei lavoratori che avevano scelto di lasciare il lavoro ma che sono rimasti senza stipendio e senza pensione in seguito alla riforma Fornero, ancora senza nessuna copertura, la tutela si fa più lontana: i 500 milioni necessari sono stati dirottati altrove dal governo: "Noi e ministero del Lavoro non concordiamo con l’interpretazione restrittiva del Mef" spiega ancora Damiano. E la Cgil attacca: "È intollerabile la posizione del Mef".

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