La Federal Reserve lascia i tassi invariati. Borse in calo

Borse deboli dopo che la Fed ha lasciato il costo del denaro sui valori attuali. Pil Usa rivisto in ribasso.

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Aggiornamento 18 settembre 2015 ore 9.30. La Fed ha lasciato invariati i tassi d’interesse. Il Comitato esecutivo della banca centrale statunitense ha deciso "all'unanimità" di lasciare il costo del denaro a zero sui fondi federali, un rinvio che era nell'aria dopo gli ultimi dati macro Usa sull'inflazione e che è stato spiegato dalla numero uno delle Fed, Janet Yellen, con il fatto di non voler compromettere la debole crescita delle economie dei paesi emergenti e pesare sul rallentamento di quella cinese. Frenate che potrebbero avere ripercussioni anche sulla crescita dell'economia americana rivista al ribasso per 2015, con un Pil al 2,3%, da +2,5% stimato a giugno. Il costo del denaro negli Usa, fermo da 6 anni, sarà alzato comunque entro fine 2015 secondo quanto fatto capire dalla Yellen. Wall Street non apprezza molto tale prospettiva e chiude la seduta di ieri debole con il Dow Jones a -0,38% il Nasdaq su dello 0,10% e lo S&P 500 in calo dello 0,3%. Stamattina Piazza Affari apre in flessione dello 0,53% e sono negative anche le altre maggiori borse europee mentre in Asia la borsa Tokyo ha chiuso in perdita dell'1,96%.

La Fed oggi decide se alzare il costo del denaro

17 settembre 2015
Oggi è il giorno della Federal Reserve. C'è grande attesa per le decisioni che stasera saranno comunicate al termine della due giorni del Fomc, il comitato di politica monetaria (braccio operativo della Fed) sul rialzo del costo del denaro.

L'economia americana si è ormai messa alle spalle la crisi, la politica dei tassi zero iniziata nel dicembre 2008 contro la tempesta finanziaria globale potrebbe giungere al capolinea. All'interno del Fomc non tutti sono però d'accordo e la decisione sull'aumento dei tassi d'interesse potrebbe essere rinviata.

Specie dopo che ieri i dati sull'inflazione americana hanno mostrato come, a sorpresa, l'indice sia calato dello 0,1% rispetto a luglio, salendo dello 0,2% su base annua. L'obiettivo della Fed con la politica monetaria accomodante perseguita fin qui è quello di un'inflazione al 2%, quindi i dati sui prezzi al consumo hanno dato nuovo vigore ai fautori del rinvio dell'innalzamento del costo del denaro.

Inoltre la banca d'affari Goldman Sachs dà come possibile un crollo caduta del prezzo del petrolio Wti a 20 dollari al barile, i timori di deflazione non sono insomma ancora scongiurati.


Gli operatori hanno probabilmente iniziato a scontare un possibile rialzo dei tassi da parte della Fed, sebbene il consenso degli analisti rimanga diviso a metà

spiegano gli analisti di Mps Capital Services, il cui parere è riportato da ItalaOggi. Le borse intanto sembrano scommettere sul fatto che la Federal Reserve non aumenterà oggi i tassi d'interesse, le sedute dei mercati di Asia e Pacifico sono risultate ampiamente positive, in scia alla prevista conferma gli attuali tassi da parte della Fed. Tokyo ha chiuso la seduta con un +1,43%, Shanghai si appresta a chiudere sopra l'1%. In Europa borse caute, la situazione è contrastata. Piazza Affari a fine mattinata gira in calo dello 0,10%, sopra lo 0,3% Parigi e Francoforte mentre Londra perde lo 0,18%.

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