Moda: puntare sui mercati di USA, Giappone e Brasile

Il made in Italy ci salverà. Per la ripresa si punta anche ma non solo su uno dei settori più apprezzati della nostra economia e del nostro export: la moda, che pure nel 2011, diciamolo, ha fatto registrare un fatturato in crescita del 4,8% per un giro d’affari di 52 miliardi di euro secondo i dati di Sistema Moda Italia (SMI).

Secondo Mario Boselli, presidente della Camera della Moda italiana, per il settore ci sono:

concrete speranze a partire da settembre 2013 dove prevediamo una ripresa di tipo molto lineare, non aspettiamoci miracoli.

Oltre a puntare su mercati tradizionali e redditizi come quello degli Stati Uniti e recuperare terreno su quello giapponese, la sfida oggi è rappresentata da nuovi promettenti mercati come quello brasiliano ad esempio, che ha però costi doganali molto alti.

Tra gli ospiti della kermesse Milano Fashion Global Summit 2012 - organizzata da Class Editori, Wall Street Journal, Camera della Moda, Bank of America Merrill Lynch, a Palazzo Vecchio a Firenze - oltre a Boselli, anche Gaetano Marzotto presidente di Pitti Immagine:

I giapponesi cercano il sartoriale rivisitato in chiave moderna. I brasiliani sono molto latini, cercano il caldo e lo smart casual italiano.

Michele Norsa, Ceo di Salvatore Ferragamo, spiega che quello giapponese è un mercato particolare in questa fase a causa del cambio e del terribile terremoto dell’anno scorso:

Io lo vedo come un mercato maturo, con una marginalità elevata e una grande capacità di apprezzare il gusto italiano, ma dal punto di vista dei consumi domestici mancano gli investimenti.

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