L'intervista del Corriere a Padoan: "Il terrorismo mette in pericolo la ripresa"

Si potrebbe rivedere la stima di crescita dello 0,9%. "Ma per ora non ci sono segnali in merito".

padoan contro consulta

Il ministro dell'Economia Padoan parla, in un'intervista al Corriere della Sera, delle minacce che il terrorismo, o meglio: la paura del terrorismo, porta anche alla nostra economia. E questo perché la fiducia delle famiglie e delle imprese "è un elemento essenziale per l'andamento dell'economia". Elemento messo a rischio, in un momento delicato, dal timore che il terrorismo diventi un elemento sempre più importante nelle nostre vite.

Certo, il clima seguito ai terribili fatti di Parigi è negativo e questo potrà avere effetti sulla ripresa. Ma gli italiani hanno la corretta percezione che stiamo uscendo dalla crisi. E questo conta molto, sia per la fiducia sia per l’economia

Sotto l'aspetto pratico, quindi, c'è da capire se la stima per il 2015 di una crescita allo 0,9% non debba forse essere vista al ribasso, con tutto ciò che comporterebbe.

Non è un obiettivo, è una previsione. E quando si fa una previsione c’è sempre il rischio di doverla rivedere al rialzo o al ribasso. Non dimentichiamoci che influisce anche un rallentamento delle economie di altri Paesi, cominciato ben prima degli attentati

I pericoli per la crescita

, quindi, non dipendono solo dalla minaccia terroristica, ma anche da un rallentamento delle altre economie, che per forza di cose mette a rischio anche la timida ripresa italiana.

Degli effetti sono possibili ma al momento non abbiamo elementi concreti che ci inducano a rivedere quella cifra. E poi bisogna tener conto anche delle misure di reazione decise dal governo, con i 2 miliardi sugli interventi per la sicurezza e la cultura.

Soldi che hanno portato con loro le ulteriori richieste di flessibilità che l'Italia ha fatto all'Europa in vista dell'approvazione della legge di stabilità.

Noi non chiediamo nulla che non sia già previsto dalle regole sulla flessibilità che parlano di investimenti e di circostanze eccezionali, come i migranti e il terrorismo. È vero che sulle clausole di flessibilità l’Italia ha chiesto più degli altri Paesi. Non perché siamo indisciplinati ma perché gli altri Paesi non hanno le stesse condizioni di eligibilità, cioè di accesso, per queste clausole. Sono cose che lo stesso Dijsselbloem conosce bene: erano scritte nello statement proprio dell’Eurogruppo, di cui è presidente
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