Borse: nuovo crollo Cina, Europa a ruota. Piazza Affari -1,62%

Per le borse di Shanghai e Shenzhen per la seconda volta in 4 giorni è scattato il blocco automatico delle contrattazioni.

crollo borsa cinese perché ragioni

Piazza Affari e tutte le maggiori borse Ue aprono la seduta di oggi 7 gennaio in netto calo scontando lo tsunami che si sta abbattendo sulle borse asiatiche in scia al nuovo tracollo dell’azionariato cinese e all'ulteriore flessione del prezzo del greggio; sullo sfondo le tensioni geopolitiche sullo scacchiere mediorientale.

Per le borse di Shanghai e Shenzhen per la seconda volta da lunedì è scattato il blocco automatico delle contrattazioni. Alla borsa di Milano il primo indice Ftse Mib va giù dell'1,62% a quota 20.092 dopo un minimo in avvio di 19.631 punti e una serie di sospensioni per eccesso di ribasso. Cedono parecchio i titoli del comparto oil (Eni -2,4%) come conseguenza del nuovo pesante calo delle quotazioni del petrolio, poco sopra 32 dollari al barile (sia Brent che Wti).

Tornando alla crisi delle borse asiatiche, il Dragone non corre più come prima e le piazze finanziarie cinesi diventano preda della speculazione: Shanghai stava cedendo il 7% quando nella notte le contrattazione sono state bloccate.

In questo quadro la banca centrale cinese ha svalutato nuovamente lo yuan a 6,5646 contro il dollaro Usa. L’ulteriore svalututazione dello yuan è stata critica da diversi analisti: potrà aiutare le esportazioni ma farà aumentare i rischi per le società indebitate in dollari e accresce i timori che la situazione dell'economia della Cina sia peggiore di quanto si ammetta.

I mercati sono in tensione anche per l’introduzione da parte delle autorità di Pechino di nuove regole per limitare le vendite di partecipazioni azionarie da parte dei grandi azionisti che dal 9 gennaio dovranno notificare con 15 giorni di anticipo l'intenzione di vendere e non potranno cedere oltre l'1% in tre mesi.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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