Putin chiede aiuto a Renzi sul gasdotto Nord Stream: "Un'azienda italiana nel progetto"

Russian President Vladimir Putin (R) shakes hands with Italian Prime Minister Matteo Renzi during a meeting on the sidelines of the G20 summit in Antalya on November 16, 2015. AFP PHOTO / RIA NOVOSTI / MIKHAIL KLIMENTYEV        (Photo credit should read MIKHAIL KLIMENTYEV/AFP/Getty Images)

Vladimir Putin avrebbe chiesto aiuto a Matteo Renzi sull'affare del gasdotto del Baltico, Nord Stream. A dirlo, sono state varie agenzie, che riportano fonti diplomatiche Ue. La notizia è stata anche ripresa dai maggiori quotidiani italiani, da Il Corriere della Sera a La Stampa.

Dicono le fonti: "E' stato il leader del Cremlino a chiamare il vostro presidente del Consiglio per verificare la possibilità di un ruolo italiano nel raddoppio del Nord Stream". Ma per quale motivo Mosca vuole coinvolgere l'Italia? Molti Stati europei sono contrari al progetto perché aumenterebbe la loro dipendenza energetica dalla Russia. Il governo di Roma, che nell'ultimo periodo si è mostrato il più tollerante su un possibile allentamento delle sanzioni e che ha promosso un approccio multilaterale sulla Siria, potrebbe essere allora l'interlocutore giusto per risolvere il contenzioso in Europa.

Per la Ue, il Nord Stream non è convincente perché la presenza minoritaria di partner olandesi e austriaci non è sufficiente per porre le basi di un business genuinamente paneuropeo. Inoltre, offre la possibilità di aggirare l'Ucraina. Dunque, il Cremlino sta cercando di convincere l'Italia ad entrare nel progetto per dargli una veste più condivisa. E Rezni, per parte sua, all'ultimo summit Ue ha già fatto una mossa in tal senso, chiedendo una verifica sull'"uniformità alle norme europee" sulla partecipazione tedesca al Nord Stream.

Ma in che modo l'Italia giocherebbe un ruolo? L'ipotesi in campo è quella di uno scambio fra quote del gasdotto Nord Stream e azioni della Saipem, società controllata da Eni. In questo modo, un gruppo italiano potrebbe fare il suo ingresso nel capitale di Nord Stream, mentre la russa Rosneft diventerebbe socia di Saipem. Inoltre, si ravvisa che Gazprom non avrebbe nulla ridire sul fatto che la stessa Saipem (diventata in parte russa) si occupi della posa dei tubi per il raddoppio del gasdotto.

C'è, infine, un altro aspetto da tenere in considerazione. Se l'operazione Nord Stream andasse in porto, Eni potrebbe perfezionare l’uscita dal capitale di Saipem, che ha già avviato con la cessione di una quota alla Cdp. Rimane da stabilire quale gruppo privato quotato in Borsa sarebbe interessato ad entrare nel capitale del Nord Stream.

Tuttavia, è giusto porsi un quesito. Se Saipem, che è ancora significativamente indebitata, diventa parzialmente russa, come la mettiamo con le sanzioni ancora in vigore contro Mosca? Secondo molti, l'embargo occidentale è molto selettivo ed aggirabile. E anche noi ne siamo convinti, visto il caso del giro d'affari tra British Petroleum e Rosneft, che vi abbiamo presentato lo scorso luglio. Di seguito l'articolo dove se ne parla:

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