La riforma del credito cooperativo

Cosa cambia con la riforma del sistema delle banche di credito cooperativo del governo Renzi.

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Il Consiglio dei ministri ha varato ieri la riforma del credito cooperativo che entrerà in vigore entro un anno e mezzo. Le misure si inseriscono nell’ambito della ristrutturazione del sistema bancario italiano per renderlo più forte e hanno l‘obiettivo di mettere le banche in condizione di finanziare l'economia reale agevolando la crescita e l'occupazione.

Queste le finalità della riforma dichiarate dal governo che crede di superare così le criticità dell’attuale normativa e le debolezze strutturali legate alla dimensione ridotta, all'organizzazione e al modello di attività delle banche di credito cooperativo (Bcc), modello molto esposto all'andamento dell'economia locale di riferimento.

Banche di credito cooperativo: cosa cambia

Restano confermati il valore del modello cooperativo per il comparto bancario e il principio del voto capitario (una testa un voto in assemblea). La vera novità della riforma è quella che prevede l'obbligo per le banche di credito cooperativo di aderire a un gruppo bancario cooperativo che abbia come capogruppo una società per azioni con un patrimonio di almeno 1 miliardo di euro. Tale adesione che è la precondizione per la necessaria autorizzazione da parte di Bankitalia all'esercizio dell'attività bancaria in forma di banca di credito cooperativo.

Il gruppo bancario capofila dirige e coordina le Bcc secondo accordi contrattuali denominati contratti di coesione che disciplinano il potere della società capogruppo sulle singole banche, potere che sarà più stringente quando maggiore sarà il grado di rischiosità di un istituto secondo alcuni parametri oggettivamente individuati. La maggioranza del capitale della capogruppo è detenuto dalle Bcc del gruppo mentre il capitale restante potrà essere detenuto da gruppi cooperativi bancari europei, fondazioni oppure finire nel mercato dei capitali.

Per agevolare la patrimonializzazione delle singole Bcc il limite massimo dell'investimento in azioni di una banca di credito cooperativo e il numero minimo dei soci è stato alzato; la società capogruppo potrà sottoscrivere azioni di finanziamento per contribuire al rafforzamento patrimoniale delle Bcc, anche in casi diversi dall'inadeguatezza patrimoniale o dall'amministrazione straordinaria.

Le banche di credito cooperativo che non vogliono aderire al gruppo bancario possono farlo solo se hanno riserve di almeno 200 milioni e versano un'imposta straordinaria del 20% sulle stesse, ma non possono continuare l’attività sotto forma di banca di credito cooperativo e devono trasformarsi in Spa, altrimenti scatta la liquidazione.

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