Se anche le banche centrali falliscono

Quantitative easing flop

Sono tempi di scarsa fiducia nelle banche centrali che nonostante politiche monetarie accomandanti e/o super espansive non riescono a far salire l’inflazione e a contrastare la bassa crescita, il costo del denaro scende ai minimi storici ma l’immissione di massicce dosi di liquidità sui mercati non ottiene gli effetti previsti. Le instabilità finanziarie e lo spettro della deflazione preoccuopano sempe più economisti, addetti ai lavori e semplici cittadini alle prese con un potere d’acusito sempre più ridotto anche di fronte ai bassi prezzi.

E se anche le banche centrali, dopo i governi, falliscono le loro politiche, non si capisce davvero come l’economia globale possa riprendersi, a meno che non si creda ciecamente nelle magnifiche e progressive sorti del sistema capitalistico e nelle sue capacità autoregolatorie. A lanciare l’allarme sul flop delle politiche monetarie è la Banca dei regolamenti internazionali (Bri) di Basilea. Il capo del dipartimento monetario Claudio Borio spiega:

"Quelli che vediamo potrebbero non essere fulmini isolati, ma i segnali di una tempesta vicina, che si sta preparando da tempo. C'è meno fiducia nelle banche centrali. Malgrado condizioni monetarie eccezionalmente espansive, la crescita nelle giurisdizioni più importanti è stata deludente e l'inflazione è rimasta bassa. Gli operatori di mercato ne hanno preso atto e la loro fiducia nei poteri curativi delle banche centrali forse per la prima volta vacilla. Anche i policy maker potrebbero forse cominciare a considerare questi fattori".

Giusto in questi giorni la Cgia di Mestre parlava dell’insuccesso del quantitative easing targato Bce che dopo un anno non ha dato ancora i risultati sperati. In questi ultimi 12 mesi, da marzo scorso, nell'area dell'euro la Bce ha comprato titoli obbligazionari per oltre 713 miliardi di euro, 600 miliardi di euro solo di bond pubblici dei paesi dell’eurozona ma i risultati sono stati deludenti: il livello medio dei prezzi in Eurolandia è aumentato di appena lo 0,1% o e i prestiti alle società non finanziarie europee sono addirittura scesi dello 0,7%, in valore assoluto -15 mld di euro.

I tassi negativi avranno conseguenze sulle banche se si protrarranno a lungo, il tutto mentre c’è:

"una grande incertezza sul comportamento di privati e istituzioni se i tassi dovessero ulteriormente scendere in territorio negativo o se dovessero restare negativi a lungo"

ha aggiunto Borio.

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