Tetto ai titoli di Stato, Vegas: "rischia di provocare nuove turbolenze"

banche a rischio

Aggiornamento ore 13:20 - Sul crack delle 4 banche italiane poi salvate attraverso il meccanismo del bail in, a scapito dei risparmiatori titolari di obbligazioni subordinate, Vegas nell'incontro annuale con i mercati ha ammesso che la Consob "può aver sbagliato" ma la vera colpa il presidente dell’Autorità sembra assegnarla “all'eccesso di informazioni" nei documenti messi a disposizione dei risparmiatori, che erano “troppo lunghi e complessi” per poter essere capiti.

“L’attività umana non è mai esente da rischi. I poteri pubblici non possono eliminare ogni forma di rischio, ma devono renderlo ragionevole. Questo è il compito delle autorità di tutela del risparmio. Le donne e gli uomini che le guidano e vi lavorano possono, come ogni essere umano, commettere errori"

ha aggiunto Vegas.

12:30 - No al tetto sui titoli di Stato. È categorico il presidente della Consob, l'autorità di vigilanza sui mercati finanziari, Giuseppe Vegas, secondo cui l’ipotesi di introdurre una soglia limite ai bond pubblici nel portafoglio delle banche europee. Questo perché pur avendo possibili effetti positivi il tetto potrebbe avvantaggiare gli Stati con rating più alti e provocare una nuova ondata di instabilità sul mercato dei titoli governativi.

Nell’incontro annuale di oggi con la comunità finanziaria a Piazza Affari Vegas ha detto

“L’introduzione di un coefficiente di ponderazione ovvero di limiti all’esposizione in titoli di Stato, ipotesi in discussione in ambito europeo e internazionale, potrebbe in astratto avere l’effetto positivo di dare maggiore efficacia alla politica monetaria, eliminando gli incentivi a investire in titoli pubblici piuttosto che in crediti alle imprese"

Vegas ha poi chiarito che

"in assenza di livelli di patrimonializzazione del settore adeguatamente superiori a quelli minimi regolamentari, la misura in discussione avrebbe l’effetto di avvantaggiare gli Stati con rating più elevati e costringere le banche a ridurre bruscamente e in maniera disordinata l’esposizione in titoli di Stato con rating peggiori”.

La prima conseguenza rischia di essere appunto

“una nuova ondata di turbolenze e instabilità sul mercato di titoli pubblici. Il conseguente aumento dei tassi avrebbe effetti negativi sulla sostenibilità del debito pubblico, che si sommerebbe alle attuali criticità nell’operare significative correzioni ai bilanci degli Stati per effetto di una bassa crescita”

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