FMI: Brexit rischio per l'economia globale

L’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, la cosiddetta Brexit, sarebbe un rischio per l’economia globale. Parola del Fondo monetario internazionale (Fmi) che lancia l’allarme sull’eventuale vittoria dei favorevoli alla Brexit al referendum del 23 giugno.

L'economia mondiale attraverserebbe un lungo periodo di forte incertezza spiegano gli economisti di Washington. L'economia inglese è la quinta al mondo e la City di Londra, quasi uno Stato nello Stato, è il più grande mercato finanziario europeo e tra i primi del mondo. E pensare che quando la Gran Bretagna entro nella Comunità europea, correva il 1973, aveva un prodotto interno lordo molto al di sotto della media europea, come ricorda l'Espresso.

Il rapporto del Fondo monetario internazionale è stato diffuso alla fine della missione di ricognizione annuale in Gran Bretagna. La cosiddetta Brexit

"assesterebbe un colpo all'economia provocando volatilità nei mercati finanziari. La maggioranza degli studi economici sulla questione affermano che sarebbe un costo anche sul lungo periodo. Ma il rischio riguarda anche il breve periodo"

ha spiegato la direttrice del Fondo, Christine Lagarde alla stampa, sulla falsariga dei moniti arrivati nei giorni scorsi dalla Banca d'Inghilterra e prima dall'Ocse che aveva anche quantificato il costo medio per famiglia di un eventuale voto favorevole all'abbandono dell'Ue: 2.200 sterline.

Secondo l’Ocse l'uscita di Londra dell'Ue:

"avrebbe conseguenze avverse persistenti sull'attività economica in Gran Bretagna, e porterebbe risultati negativi a breve termine anche altrove, in particolare nel resto dell'Ue. In alcuni aspetti, il Brexit somiglierebbe a una tassa, imponendo un costo persistente e crescente sull'economia nel tempo".

L’uscita dall'Europa taglierebbe il Pil britannico del 3% da qui al 2020, pesando appunto per 2.200 sterline a famiglia. Per gli altri Paesi Ue il costo a breve termine sarebbe di circa un punto percentuale di Pil; a lungo termine, l'impatto sarebbe però limitato e ciò grazie alla quota relativamente bassa della Gran Bretagna nel commercio globale e alla possibile introduzione di politiche che vadano a contrastare lo shock.

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