Istat: aumenta disuguaglianza, Welfare inefficace e mercato del lavoro incerto

rapporto annuale istat

In Italia la disuguaglianza sociale aumenta anche perché il nostro welfare state, il sistema di protezione sociale, è tra i meno efficaci in Europa, nonostante un livello di pressione fiscale tra i più alti dell'Ue. A scattare la fotografia è l'Istat nel suo rapporto annuale:"in Italia la disuguaglianza nella distribuzione del reddito è aumentata da 0,40 a 0,51 (indice di Gini) tra il 1990 e il 2010: si tratta dell'incremento più alto tra i paesi per i quali sono disponibili i dati".

Welfare state

Tra quelli europei, il sistema di protezione sociale italiano è uno dei meno efficaci considerando che nel 2014 la quota di persone a rischio povertà è calata di 5,3 punti dopo i trasferimenti (da 24,7% a 19,4%) a fronte di un calo medio nell'Unione a 27 paesi di 8,9 punti.

Una delle principali fonti di disuguaglianza nella distribuzione dei redditi lordi da lavoro è data dalla differenza di genere, sottolinea l'Istituto nazionale di statistica. Per gli uomini occupati infatti è relativamente più facile che per le donne occupate raggiungere livelli più alti di reddito.

Lavoro

L'andamento del mercato del lavoro appare "incerto" scrive l'Istat. Sul fronte occupazione se è vero che nel 2015 il contratto a tempo indeterminato è stato il più usato, grazie alla consistente decontribuzione, l'incidenza del lavoro standard sul totale degli occupati è scesa al 73,4% nel 2015 dal 77% del 2008 per 1,3 milioni di occupati in meno.

Inoltre dall'indagine emerge che inItalia nel 2015, 2,2 milioni di famiglie vivono senza redditi da lavoro. Le famiglie "jobless" sono cresciute dal 9,4% del 2004 al 14,2% dell'anno scorso e nel Mezzogiorno arrivano al 24,5%, quasi una famiglia su quattro, quota che scende all'8,2% al Nord e al 11,5% al Centro. L'aumento ha riguardato soprattutto le famiglie giovani rispetto alle adulte, con un'incidenza raddoppiata per le prime dal 6,7% al 13%, mentre per le seconde è passata dal 12,7% al 15,1%

Giovani che sono penalizzati per l'accesso al mondo del lavoro anche se hanno un titolo di studio elevato. Laurearsi non aiuta più come una volta trovare un'occupazione che sia degna di questo nome, l'Istat sostiene che "il vantaggio occupazionale conquistato dalle generazioni più anziane con l'investimento in istruzione non coinvolge quelle più giovani, particolarmente penalizzate dalla crisi: il tasso di occupazione di un laureato di 30-34 anni dal 79,5% nel 2005 cade al 73,7% dieci anni dopo".

Nel 2015 a tre anni dal conseguimento del titolo è occupato il 72% dei laureati (77,1% nel 1991) e solo il 53,2% ha trovato un'occupazione ottimale, cioè caratterizzata da un'alta qualificazione e un contratto standard di durata medio-lunga.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail