Dimissioni in bianco, se ti ammali sei licenziato!

Dimissioni in bianco Neo-assunti già licenziati, uno strano fenomeno del tutto illegale che ha preso piede in questi ultimi tempi. Accade sempre più spesso che al lavoratore o alla lavoratrice, al momento dell'assunzione, venga presentato da firmare un foglio di dimissioni senza data: nemmeno inizi, che già devi fare i conti con la possibile conclusione di quell'esperienza lavorativa a cui ti sei appena affacciato!

Una sorta di assegno scoperto sul proprio futuro professionale che pende come una spada di damocle sui lavoratori infortunati o in maternità Veloce escamotage per qualsiasi datore di lavoro che permette di liberarsi di “scomodi dipendenti” dall’assenza imperdonabile.

Sebbene non ci siano numeri certi del fenomeno, secondo un rapporto dell'Ufficio vertenze della Cgil ogni anno almeno 1800 donne chiedono assistenza legale perchè costrette a firmare dimissioni in bianco e il Coordinamento delle Donne delle Acli quantifica in almeno il 25% le false dimissioni volontarie alla maternità. Si tratta di una pratica alla quale ricorrono alcuni datori di lavoro per tutelarsi in caso di lunghi periodi di malattia dei lavoratori, soprattutto quelli appartenenti alle fasce più deboli del mercato del lavoro, donne e immigrati. In pratica, al momento dell'assunzione, viene chiesto di firmare una lettera in bianco, quella di dimissioni volontarie. Che invece di volontario hanno ben poco.

Contro questo distorto meccanismo di dimissioni più o meno volontarie si è attivata la sinistra democratica presentando un disegno di legge in approvazione alle camere.
I 49 parlamentari firmatari del testo (Progetto di legge n.1538) hanno proposto che il lavoratore intenzionato a dimettersi dovrà utilizzare un apposito modulo, reperibile su internet, dotato di un codice identificativo progressivo che avrà validità non superiore a 15 giorni dalla data di emissione. Qualsiasi altra lettera non avrà alcun valore legale. La proposta potrebbe ricevere il via libera entro l'estate e diventare legge entro la fine dell'anno.

Secondo il parlamentare e relatore alla Camera Di Salvo, la proposta -per altro priva di costi - prevede che le dimissioni si debbano dare attraverso "un modulo prestampato che ha una numerazione progressiva e, soprattutto, una scadenza", in modo tale da impedire "la pratica di richiedere all'atto dell'assunzione lettere di dimissioni già firmate, senza data", perché questa possa essere apposta dal datore di lavoro "per sbarazzarsi del proprio dipendente in caso di maternità, malattia, infortunio", aggiunge la capogruppo.

Il fatto che il modulo abbia un limite temporale, cioè debba essere compilato entro 15 giorni dalla sua richiesta, impedisce falsità cronologiche che, fino ad ora, sono state sfruttate dai datori di lavoro.

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