Part-time agevolato flop?

part time agevolato

Il part-time agevolato per chi è vicino alla pensione è un flop? La misura pensata dal governo Renzi, in vigore dal 2 giugno, ha totalizzato nel primo mese numeri non certo entusiasmanti con poco più di 200 domande presentate. Poca conoscenza dello strumento o fallimento annunciato? Secondo il presidente dell'Inps, Tito Boeri, che oggi ha illustrato il rapporto annuale dell'Istituto, il part-time agevolato "sin qui è destinato ad avere costi amministrativi superiori alle somme erogate".

Dall’Inps spiegano che "non è ancora possibile valutare quanto sia attraente per i lavoratori e per le aziende i primi dati testimoniano una partenza rallentata, ma sono ancora da considerarsi poco significativi". I dati al 21 giugno parlano di 238 domande presentate: 85 accolte, 84 respinte e 69 in attesa.

Ma che cos’è il part-time agevolato, introdotto dall’ultima Legge di Stabilità? Si tratta di un'uscita graduale ai lavoratori privati con contratto a tempo indeterminato con il requisito contributivo minimo per il diritto alla pensione di vecchiaia e che raggiungeranno quello sull'età pensionabile entro il 31 dicembre 2018.

In tali casi i lavoratori possono accordarsi con il datore di lavoro sulla riduzione del proprio orario di lavoro tra il 40 e il 60%, prendendo in busta paga oltre alla retribuzione per l'attività lavorativa svolta una somma esente dall'Irpef pari ai contributi a carico del datore di lavoro corrispondenti alla retribuzione persa con il part time. Chi lo sceglie non subirà quindi nessuna perdita sulla propria pensione in quanto la contribuzione piena con accredito figurativo per la quota che copre la retribuzione persa per le ore non lavorate è assicurata. In soldoni per il calcolo della pensione gli anni di Part time sono considerati pieni.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail