Con Jobs act +28% di licenziamenti. Referendum, si aspetta l'11 gennaio

Il jobs act ha portato a un 28% di licenziamenti in più, con lo smantellamento dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Così secondo i dati diffusi dal segretario della Failp-Cisal: "I diritti dei lavoratori ai tempi del Jobs Act” è il titolo della tre giorni di formazione dedicata ai quadri sindacali della Federazione autonoma italiana lavoratori postelegrafici tenutasi a Salerno.

Il segretario confederale Cisal, con delega a Politiche e Mercato del lavoro, comunicazioni, rapporti con le federazioni e riforme istituzionali, che è anche segretario generale Failp-Cisal, Walter De Candiziis, spiega: "Alla luce degli avvenimenti che ci sono, abbiamo ritenuto opportuno discutere e professionalizzare i nostri quadri sul nuovo sistema del Jobs Act, il quale non pochi danni ha fatto, incominciando da un incremento di licenziamenti del 28% e a seguire tutte le questioni che ne deriveranno".

Il segretario generale del sindacato Cisal Francesco Cavallaro aggiunge: "Chiederemo a questo governo di porre delle modifiche in essere per quanto riguarda il jobs Act, per quanto riguarda la scuola, di stare più attenti ai problemi dei pensionati, che sono le persone più penalizzate e di riaprire in fretta la trattativa del pubblico impiego e non con l'accordo che si è fermato prima del referendum".

E la situazione in Poste Italiane? A proposito della seconda fase della privatizzazione dell'azienda con la messa in vendita di un pacchetto di azioni pari al 30%, De Candiziis rammenta: "Noi abbiamo un problema grandissimo, che è quello della privatizzazione. Per il momento è formalmente rinviata, ciò non significa che il governo ha ritirato il decreto, siamo in una fase che potrebbe verificarsi, ed ecco perché diamo un giudizio non di parte: avere lo stesso ministro del Tesoro che è stato il promotore di questo, ci fa pensare". Questa "è un'azienda che ha 33 milioni di dati sensibili, dei propri clienti e della media e piccola impresa. Lascio a voi il giudizio: avere 33 milioni di dati cosa significhi in questo paese".

Ricordiamo che l’11 prossimo la Corte Costituzionale esaminerà l'ammissibilità delle richieste relative a tre referendum popolari abrogativi in materia di lavoro e Jobs act, da cui potrebbe arrivare un duro colpo al neo governo Gentiloni appena insediatosi e subito accusato di essere fotocopia del precedente, dimissionario dopo l’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre.

Jobs Act bocciato

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