Piovono mutui, apriamo l’ombrello salva-risparmi!

Crisi dei mutui subprime Un vero e proprio contagio partito dagli Stati Uniti che ha “infettato” tutte le borse mondiali creando incontrollabili isterie e fobie di risparmio tra gli investitori. Dopo una crisi di mezz’estate dalle temperature bollenti il mondo finanziario sembra accennare ad una timida ripresa con i primi rimbalzi dalle borse asiatiche. Certo l’ipocondria collettiva non sembra ancora completamente sanata ed ecco che iniziano a piovere consigli di esperti economisti che cercano di rincuorare i piccoli risparmiatori.

A salvare le borse sarà un provvedimento salvagente che nei prossimi giorni galleggierà a vista sul mare di speculazioni con 4 principali ingredienti:

1. il risoluto atteggiamento delle banche centrali;
2. il buon andamento delle economie;
3. le prospettive di buoni risultati per la maggioranza delle azioni quotate;
4. infine, la resistenza al panico degli investitori-risparmiatori.

Se le prime tre componenti possono essere considerate oggettive, il quarto e fondamentale protagonista appartiene alla più sfuggente categoria dell'intangibile, dell'immateriale. Perché le perdite che molti fondi, molte banche e quindi anche molti risparmiatori, subiranno per colpa dello scoppio della bolla dei mutui subprime americani (quelli concessi senza garanzie e oggi al centro di migliaia di casi di insolvenza) ci saranno per davvero. Saranno comunque circoscritte anche se dolorose per chi le vivrà sulla propria pelle. Ma è altrettanto vero che l'ondata di vendite che in pieno agosto è costata circa 500 miliardi di euro di controvalore globale delle Borse, è anche figlia della paura.

Come dominarla? Innanzitutto non facendosi contagiare da catastrofiche previsioni di crollo dei mercati mondiali ma tenendo presente che potrebbe facilmente trattarsi di una crisi tutta americana visti i “mutui facili” a stelle e strisce. Tra le strategie suggerite:


  • non vendere per paura seguendo la filosofia del “se vendono glia lrti vendo anch’io”,

  • guardare ad alcune blue chip,

  • puntare sugli eurobond.

Per i risparmiatori, il comportamento da tenere in simili momenti di tensione dipende molto da come è composto il portafoglio di ciascuno. Se è già investito in azioni tra il 30 e il 50 per cento, meglio non toccare nulla, specialmente se le azioni sono di società solide. "Per mettere in discussione gli utili futuri della Fiat ci vuole un totale ribaltone dell'economia, e allora perché liberarsi adesso di titoli di aziende promettenti?", si chiede Alfredo Piacentini, uno dei fondatori della ginevrina Banque Syz, secondo il quale un giardinetto equilibrato non dovrebbe aver più del 40 per cento investito in azioni, meglio se blue chips. Per gli analisti di Banque Syz di titoli europei in grado di far bene ce sono in diversi settori: dalle auto (Porsche) alla farmaceutica (Novartis), passando per la grande distribuzione (Tesco) e l'energia (E.on). In Italia, oltre alla Fiat, piacciono Enel, Eni e Generali.

Non rifuggire tout court gli strumenti finanziari dunque ma piuttosto ipotizzare un rafforzamento del rating anche delle banche e dei gestori, mettendo al contempo in luce i conflitti di interesse che caratterizzano i responsabili del collocamento di molti prodotti finanziari. Bene anche rafforzare la capacità di informare tutti i cittadini su prodotti finanziari oggi incomprensibili ai più come molte obbligazioni strutturate. È questo un compito che dovrebbe essere proprio delle stesse autorità di controllo dei mercati, come avviene in altri Paesi.

Nel frattempo l’Adusbef ha inviato un esposto alle Procure della Repubblica di Roma e Milano, ipotizzando per le agenzie di rating “i reati di truffa, aggiotaggio, insider trading e turbativa dei mercati globali, volti a realizzare ingiusti profitti per le stesse agenzie e per alcuni loro soci”.

Secondo l’Adusbef alcune agenzie, in particolare Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch, “avevano emesso rapporti lusinghieri da tripla ‘A’ (il massimo dell’affidabilita’) sui mutui sub-prime, per indurre il mercato ad acquistare prodotti finanziari che gia’ all’origine, oltre ad essere rischiosissimi, erano fasulli e avariati”. A conferma della propria tesi, l’associazione ha sottolineato “le frettolose revisioni al ribasso, oltre duemila negli ultimi 30 giorni, dei report lusinghieri emessi in precedenza e declassati a prodotti spazzatura da junk bond” (v. comunicato).

  • shares
  • Mail