Rendite finanziarie nel mirino, l' aliquota unica prende il volo

Tassa_finanziarie«L’attuale tassazione sulle rendite finanziarie in Italia è una vera schifezza», commenta il ministro della Solidarietà sociale. «È molto al di sotto della media europea. Non è accettabile che un lavoratore paghi il 30% su quanto guadagna, mentre chi investe paga il 12,50%. La tassazione sulle rendite va innalzata al 20%» (v. articolo).

E’ prevista per il 2008 l’armonizzazione del prelievo sulle rendite finanziarie, che innalzerà al 20 per cento (contro l’attuale 12,5 per cento) l’aliquota fiscale su bot, cct, btp, nonché su tutte le obbligazioni private e sui guadagni derivanti dalla compravendita di azioni. Contemporaneamente verrà abbassata dal 27 al 20 per cento l’imposta sui conti correnti e i depositi in genere (v. articolo).

Il problema è capire come avverrà il cosiddetto riordino della tassazione. Al ministero del Tesoro precisano che non è stata ancora presa una decisione. Si tratta di scegliere soprattutto se aumentare l’aliquota solo sui titoli di nuova emissione (sarebbe l’intenzione del governo) o se il provvedimento riguarderà anche le future cedole dei vecchi titoli.

Va chiarito che la nuova tassazione riguarderebbe di fatto meno del 25 per cento dei titoli di Stato già emessi: quelli nei portafogli dei privati e degli investitori istituzionali italiani, mentre la riforma non toccherebbe gli investitori esteri, le banche e le imprese. Tecnicamente saranno gli intermediari finanziari (quindi in oltre il 90 per cento dei casi le banche) a fare i nuovi conti.
Se gli investitori esteri, che detengono il 55 per cento dei titoli della Repubblica, continueranno a percepire gli stessi interessi lordi, le famiglie italiane invece incasseranno meno: un rendimento lordo del 4 per cento oggi diventa poco più del 3,5 per cento netto, ma con la nuova aliquota il guadagno scenderà al 3,2 per cento. In sostanza, il governo non dovrebbe spendere di più per gli interessi sul debito pubblico ma i risparmiatori italiani avrebbero una diminuzione dei rendimenti netti.

Sconti fiscali in vista invece per i fondi di investimento che dovrebbero essere parificati ai fondi esteri con una tassazione di riguardo. Anziché pagare le tasse sul patrimonio gestito si pagano le tasse solo quando il risparmiatore vende le quote con l’eventuale abolizione di oneri fiscali nel caso in cui si realizzino perdite.

“Bot” da orbi per una jihad in piena regola insomma, che ha scosso la maggioranza negli ultimi otto mesi. Unificazione equa o aggravio fiscale fine a se stesso? Se diversi sono i punti di vista sulla soglia fiscale unica per bot e azioni rimane il fatto che in Italia si pagano in media più imposte che nel resto d’Europa. A sostenerlo uno studio della Cgia di Mestre che rileva che ogni italiano paga in media 6.665 euro di imposte all'anno «a fronte di servizi pubblici tra i più scadenti d'Europa». È «un non invidiabile primato europeo». Ogni italiano versa all'erario in media 6.665 euro di imposte l'anno contro i 5.877 pagati da un cittadino tedesco. E se i francesi danno allo Stato qualcosa di più di noi, in media 6.778 euro di tasse pro capite, è pure vero che ricevono in cambio 9.467 euro sotto forma di spesa sociale contro i soli 7.047 euro degli italiani. Anche la Germania è altrettanto generosa con i propri cittadini che beneficiano di un trasferimento pro-capite pari a 8.655 euro.

Favorevole al provvedimento Adiconsum che suggerisce però un equo indennizzo ai piccoli risparmiatori sulle perdite proponendo un pacchetto fiscale agevolato per le famiglie italiane. Una riduzione sostanziale dell’Ici per la prima casa, una nuova e più favorevole curva delle aliquote Irpef, un appropriato aggancio delle pensioni all'inflazione dal 75% all'100%, questi i possibili alleggerimenti fiscali compensativi all’aumento della tassazione sulle rendite fiscali. "Ciò che è sbagliato - conclude Adiconsum - è una politica di annunci che crea solo danni; in un momento che vede il risparmio e i mercati finanziari attraversare un periodo burrascoso, gli annunci creano sono ulteriori ed inutili turbative".

Tra i vari scismi politici interni c’è chi propone l’introduzione di una Tobin Tax all’Europea che non colpisca indifferentemente tutte le plusvalenze da capitale ma solo quelle legate ai guadagni speculativi di brevissimo periodo (no Bot e Cct). Con un tasso d’imposta minimo, (tra lo 0,05 e l’1%) darebbe un risultato più che considerevole (v. Comitato Europeo).

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