Un notebook per ogni bambino: costa 100 dollari il pc per tutti

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Costa solo 100 dollari il notebook per tutti...

Si chiama Digital divide ed è il termine tecnico utilizzato in riferimento alle disuguaglianze nell’accesso e nell’utilizzo delle tecnologie della cosiddetta “società dell’informazione”.

Divario, disparità, disuguaglianza digitale significano in sostanza la difficoltà da parte di alcune categorie sociali o di interi paesi di usufruire di tecnologie che utilizzano una codifica dei dati di tipo digitale rispetto ad un altro tipo di codifica precedente, quella analogica.

Secondo recenti stime negli anni 90 nei paesi sviluppati c'erano 49 telefoni ogni 100 abitanti: oggi invece sono 121 soprattutto grazie ai cellulari. Nei paesi emergenti c'erano 3,3 telefoni ogni 100 abitanti: oggi sono 18,7. Nei paesi più poveri, nei quali vive circa il 10 per cento della popolazione mondiale, i telefoni rano 0,3 ogni 100 abitanti: oggi sono 1,1.

Se sul fronte Internet invece la situazione é molto diversa, si calcola infatti che il digital divide stia aumentando.
Se prendiamo ad esempio la banda per la connessione Ip (come misura dell'esperienza degli utenti ondine), si osserva che i 400 mila cittadini del Lussemburgo usano più banda Internet di quanta non ne utilizzino i 760 milioni di abitanti dell'Africa.
Il numero di utenti di Internet che vive nei paesi più poveri rappresenta infatti solo lo 0,3 per cento degli internettiani del mondo.
Ma come, Internet non doveva essere la fine della geografia e dei confini?

Si potrebbe pensare che la questione elettronica potrebbe apparire secondaria rispetto alla discriminazione relativa all'accesso all'acqua o alla stessa energia elettrica. Ma ciò è vero solo in parte, sostiene l'Onu: perchè la presenza di un seppur piccolo punto di inclusione nella Rete, costituisce un polo di attrazione per le variabili che determinano lo sviluppo, come l'imprenditorialità , gli investimenti, la disponibilità di informazione. E senza poli di attrazione anche l'acqua e l'energia elettrica restano troppo spesso problemi irrisolti. Il ritardo è soprattutto concentrato in Africa, dove aumenta in maniera considerevole appunto soltanto l'uso del telefonino.

Secondo JuxtConsult solo il 5 per cento della popolazione indiana è online, in un Paese come l'India in forte crescita e che ogni giorno dimostra di voler prendere la propria rivincita sugli ex-colonialisti.
Un polo di attrazione verso lo sviluppo che potrebbe avere ancora più importanza se il numero degli indiani online crescesse in modo significativo.
Il digital divide non è culturale, visto che l'inglese, il software e la matematica sono competenze molto diffuse in India.
Si tratta di trovare soluzioni economicamente e tecnologicamente valide.

La risposta arriva dal guru del Web Nicholas Negroponte.
A partire dal 2007, circa 220 milioni di studenti cinesi nelle scuole primarie e secondarie avranno tra le dita un sogno: un computer portatile di loro proprietà.
Da usare tra i banchi e poi da portare negli zaini fino a casa.
Negroponte, 62 anni, é anche il fondatore del Media Lab del Massachusetts Institute of Technology, dov’é professore di Media Technology.
Il progetto é uno speciale computer portatile che verrà fornito, al prezzo di 100 dollari ai vari Paesi in via di sviluppo: in Cina, tra la fine del 2006 e gli inizi del 2007, in Iraq, Colombia, Cambogia e in diversi paesi africani.

Come si può fare un pc così economico e guadagnarci pure?
Risponde lo stesso Negroponte
"Nessun arcano: la sola cosa davvero innovativa è lo schermo. Probabilmente useremo l’inchiostro elettronico inventato dal Mit Media Lab. Per il resto, metteremo a dieta ferrea il software dei pc: niente Windows, useremo Linux (con grande dispiacere di Bill Gates), che è gratis. Il risparmio poi viene anche dal fatto che non saremo nei negozi, ma venderemo i computer tramite ordini diretti. Quanto ai componenti, non mancherà nulla di essenziale, anzi: ci sarà anche il supporto al wi fi e alle reti di cellulari di terza generazione."

E se manca l'elettricità?
"Il nostro pc userà fonti di energia alternative: sarà alimentato con pannelli solari o, in altri casi, con una manovella e perfino a pedali. Sarà inoltre molto robusto, per funzionare anche in ambienti difficili. E’ importante inoltre che sia portatile, per ragioni tecniche, logistiche ma anche sociali. E’ in questo aspetto il cuore del nostro progetto: un computer per ogni bambino. E’ un mantra cui teniamo molto, perché se il pc è portatile e di proprietà, il bambino può considerarlo un oggetto personale. Da tenere sempre con sé. La società digitale in questo modo penetra nella sua vita quotidiana, nei suoi giochi, non viene imposta dall’alto, dallo Stato. E’ così che questi Paesi potranno abbracciare lo sviluppo tecnologico: non con leggi, regole, riforme, ma con l’educazione dei bambini. Non solo: se il pc è un notebook può essere portato anche a casa. Così entrano in ballo anche le famiglie, che potranno imparare la via del digitale insieme con i figli.
Inoltre il nostro computer non servirà solo all’educazione digitale, ma anche per l’istruzione dei bambini in senso generale. In un computer da 100 dollari entrano molte cose: vocabolari, atlanti geografici, libri di testo in formato digitale e quindi più economici di quelli su carta.
Un computer può fungere da laboratorio, biblioteca, studio artistico: sono soldi risparmiati anche per la scuola. Allo stesso modo, anche i docenti possono aggiornarsi, con questi strumenti. Tutto il sistema dell’istruzione ne beneficiarà.
E’ nell’istruzione dei popoli la chiave del progresso. Non nello sviluppo tecnologico di per se stesso. In certi paesi cosiddetti in via di sviluppo la tecnologia è presente, ci sono le infrastrutture. Ma possono accedervi solo in pochi, per via di leggi restrittive o dell’ignoranza diffusa. L’istruzione è una soluzione."

Grazie professore!

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