Tobin Tax e imposta di bollo: doppia stangata per i risparmiatori


Difficile non capire la rabbia del pubblico. Dicembre era il mese del saldo Imu. E ora si ricomincia con il bollo sul dossier titoli. Qualcuno se l'è visto già addebitare nel corso dell'anno, ma molti si stanno ritrovando la brutta sorpresa in questi giorni, con la ricezione della rendicontazione di fine anno.

L'aspetto più odioso – oltre al tasso dello 0,15% che rappresenta una vera e propria patrimoniale – è il minimo di 34,20 euro. Questo livello minimo finirà per far pesare questa misura soprattutto su chi ha di meno.

Su un investimento di mille euro, il prelievo diventa del 3,42%. Un valore che finisce per ridurre, se non annullare, per chi ha meno soldi investiti, le entrate delle cedole...

E poi il 1 marzo partirà la Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie. Ovviamente ci sono ancora diversi punti oscuri in tema. Ci sarà un prelievo dello 0,12% sui mercati regolamentati e dello 0,22% per gli altri. Non è però ancora chiaro cosa succederà, e se verrà tassato, chi fa trading intraday – ovvero chi acquista e vende un titolo in giornata.

Un altro aspetto particolare è che nel mirino della Tobin Tax ci sono i big di Piazza Affari: la tassa infatti colpirà le società che hanno una capitalizzazione superiore ai cinquecento milioni di euro, ovvero circa duecento titoli sui trecento presenti in listino, come Fiat, Eni, Enel, Unicredit o Intesa Sanpaolo – e una volta l'anno, a novembre, verrà misurata la capitalizzazione del titolo per stabilire chi sarà soggetto alla Tobin e chi no.

L'imposta è stata pensata come argine alla speculazione finanziaria, come è stata tratteggiata sembra piuttosto l'ennesima macchina ciuccia risparmio che penalizzerà soprattutto i cassettisti e gli investitori istituzionali.

Anche se non è chiaro come verrà applicata, dal primo luglio la Tobin Tax verrà applicata anche sui derivati: la tassa sarà compresa tra 0,1 e 100 euro a seconda del nozionale. 

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