Confindustria: le proposte per l'Italia

I dati sulla crisi italiana sono impietosi: dal 2007 ad oggi la produzione industriale è diminuita di un quarto, la disoccupazione è passata dal 6,1 all'11,1%, mentre il reddito per abitante è precipitato ai livelli del 1997.

Secondo la Confindustria è necessaria una terapia d'urto per riconquistare la crescita, tornare a creare lavoro e "riaffermare la centralità delle imprese". L'obiettivo è quello di far  ripartire subito l'economia e rilanciare l'industria, che l'organizzazione confindustriale considera la "vera colonna portante del Paese".

Secondo Confindustria - e non solo per loro -: l'Italia ha bisogno di una terapia d'urto, che segni una forte discontinuità rispetto al passato per dare effetti economici subito. Questo piano secondo l'organizzazione imprenditoriale va realizzato nel suo complesso, e non prendendo alcune misure e trascurando altre parti.

La terapia d'urto prevede:

- il pagamento dei debiti accumulati verso le imprese da stato ed enti locali - attualmente sono pari a 48 miliardi;

- un taglio dell'8% del costo del lavoro nel settore industriale e l'eliminazione dell'IRAP;

- quaranta ore di lavoro in più l'anno che vengano pagate il doppio un aumento (grazie alla loro detassazione e decontribuzione);

- riduzione dell'Irpef sui redditi più bassi e crescita dei trasferimenti verso chi ha di meno;

- più 50% per gli investimenti in infrastrutture;

- aumento degli investimenti per la ricerca e le nuove tecnologie;

- riduzione del costo dell'energia.

Complessivamente le misure fin qui indicate mobiliterebbero la bellezza di 316 miliardi in cinque anni. Secondo Confindustria queste misure troverebbero la loro controparte in un taglio e razionalizzazione della spesa pubblica di valore equivalente, misura a cui bisognerebbe aggiungere obiettivi di efficienza per la burocrazia.

Giudizio sintetico: proposte interessanti ma io credo che la stessa Confindustria sappia che sono irrealizzabili. La strada da percorrere però è quella, facendo attenzione anche al fatto che il futuro dell'Italia non può essere solo in manufatturiero.

Giudizi

 

 

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