Mutui: i tassi a breve non scenderanno

Piccola premessa: il tasso di interesse di un mutuo è rappresentato da un tasso di riferimento a cui viene aggiunto uno "spread". In Italia questo spread è pari in media al 4,05%, mentre le migliori offerte si fissano al 2,85% - per i mutui a tasso variabile - e 3% - mutui a tasso fisso.

Nonostante la riduzione dell'altro spread - quello tra titoli di stato tedeschi ed italiani -, e quindi del costo di raccolta del denaro per le banche italiane, le banche sembrano non avere l'intenzione di ridurre lo spread che applicano sul mutuo se non marginalmente: lo spread non dovrebbe sfondare - verso il basso - quota 2,7%.

Perché? Alla fine l'unica giustificazione sembra essere questa: la maggior parte degli istituti bancari italiani ha in pancia molti mutui su cui viaggia in perdita. Sono quelli su cui gli italiani pagano un tasso intorno all'1%, o comunque non più del  2%. Questa perdita deriva dal fatto che la durata del mutuo è in media di 20-25 anni mentre le banche normalmente raccolgono capitali con un orizzonte temporale più breve.

L'impressione - è anche qualcosa in più - è che una parte di queste perdite finiscano per essere fatte pagare a chi ha richiesto nuovi mutui in questi ultimi tempi. E quindi mi sa che sarà dura veder scendere sotto l'1% gli spread sui mutui nel breve periodo.

A questo punto però sorge un dubbio: perché la Banca centrale europea ha dato 250 miliardi di euro alle banche italiane ad un tasso dell'1%, senza chiedere loro di impiegarne almeno una parte nell'economia reale e senza caricarci sopra costi eccessivi?

Finora sono stati utilizzati per investirli in BTp - lucrando sulla differenza tra i tassi sui titoli di Stato e il basso tasso richiesto dalla Bce...

 

Credit image by Getty Images

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