Scandalo Saipem: le tangenti in Algeria sfiorano l'Eni

Tutto è nato da una serie di commesse - per un totale di 11 miliardi di euro - che che lo Stato algerino ha affidato alla Saipem. Per ottenerle, l'azienda controllata dall'Eni avrebbe pagato una tangente di 197 milioni di dollari all’intermediario Farid Noureddine Bedjaoui.

Ora la faccenda arriva a sfiorare - per ora - l'Eni. L'azienda "prende atto che la procura ha esteso le indagini anche nei confronti di Eni e del suo amministratore delegato". E continua: "Eni e il suo amministratore delegato si dichiarano totalmente estranei alle vicende oggetto di indagine".

L'azienda del cane a sei zampe ricorda la sua buona volontà quando "a fine novembre 2012, alla notizia dell'indagine per asserita corruzione internazionale in relazione a progetti di Saipem in Algeria, Eni si è immediatamente attivata raccomandando alla propria controllata Saipem, nel rispetto della sua autonomia in quanto società quotata, di mettere in atto tutte le più opportune azioni di verifica interna, di cooperazione con la magistratura e di discontinuità organizzative e gestionali, che hanno portato alle dimissioni e licenziamento di diversi ruoli apicali di Saipem coinvolti nelle attività oggetto di indagine".

La storia di Saipem è legata a quella che viene chiamata la "oil curse", ovvero la maledizione delle risorse naturali. L'oro nero come tutte o quasi le materie prime si trovano soprattutto in paesi autoritari, per cui si può finire implicati in violazioni dei diritti umani o in storie di tangenti.

Basta dare un'occhiata all'ultimo rapporto di Transparency International, solo negli Stati Uniti ci sono 113 procedimenti in corso relativi a casi di corruzione internazionale - 43 casi  in Germania e 29 nel Regno Unito. Alcuni osservatori non hanno potuto fare a meno di rilevare che le autorità giudiziare Usa sono particolarmente vigili nel controllare imprese non americane.

I casi di corruzione non sono quindi una prerogativa italiana, e non colpiscono solo la nostra industria: in questi giorni è in corso a Parigi un processo che coinvolge il capo della Total Christophe de Margerie, accusato di abuso d'ufficio e corruzione per nell'ambito del programma umanitario delle Nazioni Unite "Oil for Food" lanciato in Iraq tra il 1995 ed il 2003.

E la Halliburton nel 2009 aveva ammesso un episodio di corruzione di una sua controllata patteggiando il pagamento di 579 milioni di dollari. La lista potrebbe diventare molto più lunga se si considerassero anche tutte le malefatte ambientali - basta pensare al caso della Chevron in Ecuador...

Credit image by Getty Images 

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