Prevenzione: addio al vaccino dell’obbligo!

Vaccino Vaccinarsi contro difterite, tetano, polio ed epatite B non sarà più obbligatorio almeno entro i confini regionali del Veneto. L’iniziativa veneta parte con il beneplacito del ministero della Salute, cui spetta valutare se e come estendere la libera scelta in tutto il Paese (v. articolo). Certo l’obbligatorietà dei vaccini affonda le sue origini in un contesto storico lontano, in cui lo Stato si sentiva in dovere di decidere sulla salute dei cittadini senza consultarli, con il loro tacito assenso, ma è pur vero, sottolineano alcuni, che la pratica preventiva che ha permesso di eradicare nell’emisfero occidentale patologie gravi come polio e vaiolo!

“Il percorso verso la libera adesione alle vaccinazioni iniziò alla fine degli anni 90, quando lo Stato sancì il diritto alla frequenza scolastica ai bambini non vaccinati, ma la forte disomogeneità sul territorio nazionale della copertura vaccinale richiede cautela” sostiene Luisella Grandori, responsabile per la prevenzione vaccinale dell’Associazione culturale pediatri (Acp).

Se nel Veneto per i vaccini obbligatori la copertura è stata negli ultimi due anni del 95 per cento (soglia critica stabilita dall’Oms), non è stato lo stesso per altre regioni d’Italia. Secondo stime del ministero della Salute, in base a riepiloghi inviati da regioni e province autonome, nel 2005 la copertura vaccinale è stata in media del 94 per cento, con forti differenze tra una regione e l’altra. Se in Valle d’Aosta ha raggiunto il 98 per cento, in Calabria è stata dell’84 e ancora più bassa nella provincia autonoma di Bolzano, l’80 per cento.

Un’efficienza a “macchie di leopardo” che come al solito non consente una strategia di prevenzione omogenea e coerente per tutto il territorio nazionale. Secondo gli esperti l’abolizione dell’obbligatorietà di alcuni vaccini potrebbe ravvivare focolai di infezione ancora presenti: è il caso del vaccino per il morbillo, malattia esantematica che può causare l’encefalite. La media nazionale di copertura è dell’89 per cento: troppo bassa. La percentuale va dal 58 per cento di Bolzano al 78 della Calabria, al 93 per cento dell’Umbria. Comunque sotto la soglia di sicurezza del 95 per cento. Il piano sanitario nazionale partito nel 2003 prevedeva l’eliminazione della malattia nel 2010. Ma ancora oggi si segnalano focolai dell’infezione: l’ultimo è di questi giorni in Piemonte con 132 casi conclamati, tra cui uno mortale.

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