G20: "Non ci sarà alcuna guerra valutaria"

Il G20 riunisce i ministri delle finanze ed i governatori delle banche centrali dei 19 paesi più industrializzati più l'Unione Europea. E' stato creato nel 1999, a seguito di una serie di crisi finanziarie che avevano reso evidente la necessità di una maggiore concertazione fra le maggiori economie mondiali per limitare gli effetti negativi di questi eventi.

Il comunicato finale della riunione che si è svolta a Mosca e che si è da poco conclusa mette in evidenza che la crescita economica "resta debole", e che lo scenario internazionale è ancora complesso, e che sono presenti ancora "rischi importanti".

I Grandi dell'economia mondiale hanno come obiettivo "un sistema di tassi di cambi determinato dal mercato", perché i "movimenti disordinati hanno un effetto negativo sulla stabilità finanziaria ed economica". Sopratutto è necessario "evitare svalutazioni competitive", così come bisogna "resistere a ogni forma di protezionismo". Ripetono come uno dei classici mantra liberisti che i mercati devono essere e restare aperti.

Anche il dimissionario ministro delle Finanze del governo Monti - Vittorio Grilli - è intervenuto nel dibatto sui cambi, rilevando che non si può parlare di "guerra valutaria", quanto piuttosto di "cambiamenti di impostazione macroeconomica nazionale che fanno parte di nuovi percorsi di stabilizzazione delle diverse economie".

Sullo stesso piano il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco "Al G20 abbiamo concordato che non c'è una guerra delle valute". Più se ne parla peggio è, perché in una situazione così fragile basta poco per raffreddare i già timidi segnali di ripresa economica.

E poi "gli stessi giapponesi non hanno un movimento che danneggi l'euro direttamente, fanno politiche non per la crescita ma contro la deflazione, politiche interne".

Per quanto riguarda l'Italia, Vittorio Grilli ha evidenziato che "ciò che si fa o non si fa in un paese ha un importante impatto sugli altri, per cui è importantissimo che questa azione di riforma sia profonda e comune".

 

Credit image by Getty Images

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