G20: serve una giusta tassazione per le multinazionali

Anche le multinazionali piangano. Dall’Ocse e dal G20 - e specificamente dai ministri delle finanze di Germania, Francia e Regno Unito - arriva un deciso invito a rivedere la norme internazionali in modo che le aziende multinazionali paghino quanto devono di tasse e non aggirino il sistema impositivo. Urge insomma una revisione del sistema fiscale internazionale, meglio tardi che mai.

Nelle parole del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble:

Le multinazionali, così come le imprese locali, devono pagare la loro parte giusta d’imposte.

E tocca al G20 - il consesso dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali dei Paesi più industrializzati, G8 in testa:

stabilire un quadro internazionale per arginare tali pratiche.



La richiesta è stata avanzata in prima battuta dall’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo, e poi ripresa nel corso del G20 di Mosca. Anche il governo russo, che quest’anno fa gli onori di casa in quanto presidente di turno del forum, è d’accordo sull’iniziativa che dovrebbe concretizzarsi nella stesura di un piano congiunto da esaminare al vertice del G20 del prossimo luglio.

Prima del vertice apertosi nella capitale russa la scorsa settimana l’Ocse aveva diffuso un report in cui denunciava la necessità di un contrasto all'elusione fiscale sistematicamente praticata dalle multinazionali, che spesso grazie a cavilli normativi, riescono ad essere sottoposte a un livello di tassazione solo del 5% a fronte del 30% pagato da piccole e medie imprese. Furberie fiscali che aggirano le normative internazionali ma che permettono alle corporation di agire nella totale legalità. Dal rapporto dell’Ocse:


Molte delle regole in vigore mirate a proteggere le multinazionali dal pagare due volte le tasse, troppo spesso permettono loro di non pagarle affatto.

Tutto ciò oltre a sfavorire la competitività delle piccole e medie imprese danneggia la crescita e l'occupazione in generale. Nel mirino le filiali off shore create ad arte dalle corporation nei paradisi fiscali: è lì che vanno a finire gli utili.

Nelle sedi delle multinazionali nelle nazioni con elevata tassazione rimangono soltanto le spese e le perdite. E allora ecco che Paesi piccoli come Barbados, Bermuda o le Isole Vergini ricevono una quota di investimenti esteri diretti pari al 5,1% del totale - più della Germania, ferma al 4,7% - e investono su scala globale per il 4,54%, ancora una volta più della locomotiva d’Europa (4,28%).


Il direttore generale dell'Ocse Angel Gurria ha precisato che si tratta:

di strategie, tecnicamente legali, che tuttavia erodono la base di tassazione in molti paesi e minano la stabilità del sistema fiscale internazionale. Nel momento in cui governi e cittadini stanno sforzandosi per far quadrare il bilancio, è importante che tutti i contribuenti, sia i privati cittadini sia le società, paghino il giusto ammontare di tasse e abbiano fiducia in un sistema internazionale trasparente.

Vedremo come andrà a finire al G20 di questa estate.

Foto © Getty Images

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