Spread oggi: 335 punti, Cipro fa paura

18 marzo 2013: lo spread vola a 335 punti. E' la crisi di Cipro a farla da padrona. Un brutto risveglio per l'Unione Europea, che i commentatori più attenti avevano già previsto nei giorni scorsi.

Lo spread

L’instabilità politica certificata dalle elezioni ha spaventato i mercati, specie quelli obbligazionari e fatto impennare lo spread. In estrema sintesi è l’analisi che leggiamo e sentiamo da due giorni a questa parte. E oggi due delle maggiori agenzie di rating internazionali hanno messo le mani avanti parlando di possibile taglio del giudizio sull’affidabilità dei titoli del nostro debito pubblico.

Che cos’è lo spread - Il termine, ma in quest‘accezione sarebbe più corretto parlare di credit spread, in inglese può essere tradotto con forbice, allargamento, differenziale. Lo spread non è altro che la differenza, la variazione tra il tasso di rendimento di una obbligazione e quello di un altro titolo analogo preso come riferimento (il cosiddetto benchmark). Sul mercato del debito in Europa il termine di paragone sono i titoli di Stato tedeschi, i più solidi dell’eurozona. La Germania del rigore riesce a tenere sotto controllo la spesa pubblica, a tutto vantaggio del Pil che non ne viene sbranato.

Lo spread indica quindi il rischio finanziario legato all'investimento in titoli emessi da un Paese (o altro ente) per finanziare il proprio debito. Per rischio si intende l’insolvenza, la diminuita possibilità di recupero del credito da parte del sottoscrittore, rischio e rendimento sono infatti legati da una correlazione di proporzionalità, se lo spread sale il rischio connesso all'acquisto di titoli aumenta di pari passo. Il differerenziale quindi segna anche la misura dell'eventuale guadagno finanziario nell'acquisto di quei titoli rispetto al benchmark.

In ultima analisi lo spread misura l'affidabilità dei titoli emessi dallo Stato, la loro capacità di rifondere il credito, di contro c’è lo spettro dell’insolvenza: quando lo spread è come in questi giorni sopra quota 300, e di gran lunga, vuol dire che il rischio finanziario del Paese è già salito ben oltre il livello di guardia. Il mercato secondario non soffre della volatilità di quello azionario ma è più soggetto alla instabilità politiche e istituzionali e ai dati macroeconomici.

Maggiore è lo spread minore è la fiducia degli investitori su quell’emissione di bond. Contemporaneamente si riduce la possibilità per lo Stato che l’emissione di nuovi titoli obbligazionari vada a buon fine: i tassi d'interesse salgono e oltre la soglia di sostenibilità si può arrivare anche al default, al fallimento di uno Stato non più capace di finanziarsi, a meno di ricorrere a cure di cavallo (forte riduzione della spesa pubblica e innalzamento della pressione fiscale con effetti deprimenti sull’economia reale) come successo in Grecia.

In soldoni più sale lo spread BTp/Bund tedeschi a 10 anni, più sono alti gli interessi che lo Stato deve pagare per avere prestiti dagli investitori (privati, enti o Paesi che siano) con il rischio di allargare sempre più il debito senza avere la possibilità di ridurlo mai effettivamente. Un circolo vizioso in cui non è difficile cacciarsi, ma da cui è difficilissimo venire fuori.

Come si forma e come varia lo spread - Quando lo Stato emette attraverso il Tesoro una data quantità di titoli obbligazionari, ha l’intento di recuperare liquidità per finanziare il proprio del debito pubblico. Il sottoscrittore in sostanza presta del denaro allo Stato che si impegna alla scadenza a restituire l’intero capitale versato facendo però incassare prima di quella data all’investitore le cedole di rendimento, sui cui si calcola, in punti base, lo spread.

Per fare un esempio numerico se un BTp a tot anni di scadenza ha un rendimento del 6% e l’equivalente emesso dal tesoro tedesco ha un rendimento del 3%, lo spread sarà di 3 punti percentuali (6-3), cioè 300 punti base. Un punto base di differenziale è un decimo di millesimo di un valore. Oggi, dopo la tempesta elettorale lo spread ha chiuso le contrattazioni a 336 punti base, rispetto ai 344 punti di ieri. Il rendimento del decennale italiano è al 4,81%.

In questo periodo ovviamente chi investe in obbligazioni italiane è disposto ad assumersi più rischi di chi investe nei solidissimi bund tedeschi. Con il pessimo stato delle finanze italiane (il debito pubblico è al 127% del prodotto interno lordo) e l’ingovernabilità che si prospetta, il Tesoro deve pagare, per un rischio che cresce, un rendimento più alto. Finché gli investitori internazionali non si stancheranno di correre il rischio Italia e senza un governo che sia uno alle viste, venderanno le obbligazioni del Tesoro.

In questo senso è comunque indicativo del clima che si respira il fatto che nell’asta di BTp odierna il Tesoro sia riuscito a piazzare l'importo massimo stabilito: 2,5 miliardi per il Btp quinquennale e 4 miliardi per il decennale con un rendimento che non ha superato il 5%, nonostante tutto. Nella situazione di sostanziale stallo politico, gli investitori aspettano al varco, pronti a cambiare registro, a dirottare i propri capitali su titoli più sicuri.

Foto © Getty Images

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