Alternative al Pil: cos'è il Bes

Che il Pil sia una misura inadatta per rappresentare la ricchezza di un popolo o di uno stato lo diceva già Robert Kennedy in un discorso all'università del Kansas il 3 marzo del 1968:

Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica.


Nonostante tutti i suoi difetti, solo negli ultimi anni, il dibattito internazionale sul  “superamento del Pil” ha portato all'individuazione di indici che per ora vengono utilizzati insieme al Prodotto Interno Lordo. Uno di questi è il Bes - che è l’acronimo di Benessere equo e sostenibile.

Un solo nome per indicare un insieme di 134 indicatori, riuniti in 12 ambiti (Salute, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione tempi di vita, Benessere economico, Relazioni sociali, Politica e istituzioni, Sicurezza, Benessere soggettivo, Paesaggio e patrimonio culturale, Ambiente, Ricerca e innovazione, Qualità dei servizi) con i quali si definirà lo stato e il progresso del nostro Paese in modo molto più approfondito e sfumato di quanto può fare un indice sintetico come il Pil.

L'obiettivo dei due istituti di ricerca italiani è quello di aggregare in un solo indice tutti gli indicatori appartenenti ad un'area. E in futuro più lontano vorrebbero partire da questi 12 indici per arrivarne ad avere uno solo. Un valore che andrebbe ad affiancare il Prodotto Interno Lordo.

 Credit image by Getty Images

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