Università: al Nord costa di più

Costo rette universitarie Vale sempre meno l’università italiana, che in termini di finanziamenti pubblici perde con l’ultimo provvedimento di abolizione dell’Ici ulteriori 16 milioni di euro. Un alleggerimento che porta la percentuale di Pil dedicata alla formazione universitaria allo 0,7% contro l’1,5% della media europea.

Se da un lato diminuiscono i finanziamenti però dall’altra accelera la sua corsa la spesa per il personale. Una piramide rovesciata che vede aumentare più che proporzionalmente le retribuzioni dei livelli alti, grazie alle spinte del meccanismo del doppio automatismo (anzianità e indice Istat) previsto per i docenti.

Sarebbero aumentati del 30% negli ultimi sette anni i professori ordinari con un aumento di spesa del 67% rispetto al 2001. Lo stesso personale tecnico costa alle casse pubbliche il 27% in più.

Quanto costa alle famiglie l’università?
Oltre all’obolo versato dal governo a mantenere gli atenei sono naturalmente chiamati in causa anche le famiglie degli studenti. Se le regole di contribuzione sono uguali per tutti in tutta Italia le soglie di esonero e l’importo sono fissati dai singoli atenei.
In media l’esonero totale riguarda uno studente su 10 mentre agevolazioni parziali sono concesse a circa il 7% degli studenti, costando agli atenei 250 milioni di euro.

Al Nord l’istruzione più salata
L’istruzione però non ha un costo uniforme. Nella top ten delle rette universitarie più salate d’Italia infatti primeggiano 8 atenei collocati nel Nord Italia.
Il costo delle iscrizioni può variare, guardando i dati forniti dal Sole 24 Ore di oggi, dai 350 euro del Politecnico di Bari fino ai 1.300 del suo corrispondente a Milano.
Università di lusso dunque per il settentrione il cui differenziale di costo non è giustificabile semplicemente con i dislivelli reddituali. Spesso gli atenei del Sud infatti ricorrono alla leva dei costi di iscrizione per contrastare il forte richiamo dei centri settentrionali.

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