Crisi Cipro: problemi per il prestito russo

Cosa sarà? Lo cantava Lucio Dalla. E lo pensiamo tutti noi, davanti al no del parlamento cipriota al prelievo forzoso sui depositi voluto dall'Unione Europea per sbloccare il piano di salvataggio per l'isola - i dieci miliardi necessari per ricapitalizzare le sciagurate banche locali che hanno perso fior di soldi giocando male con titoli e derivati.

Il ministro delle Finanze cipriota, Michael Sarris, è subito corso a Mosca per vedere cosa si poteva ottenere dai russi. Sul piatto c'è una riduzione del tasso sul prestito che hanno concesso ai ciprioti (il 4,5%) e un allungamento della sua durata (attualmente la scadenza per la restituzione è il 2016).

Secondo alcuni chiederebbero anche un seconda fetta di aiuti pari a cinque miliardi. In cambio offrirebbe una quota nella riserva di gas offshore non ancora sviluppata di Cipro.

Finora il ministro cipriota ha fatto trapelare che non ci sarebbe un accordo con la grande madre russa, e che “continueremo la nostra discussione per trovare una soluzione grazie alla quale mi auguro che otterremo degli aiuti”.

L'unica cosa certa è che il governo di Cipro sta facendo tutto il possibile per ramazzare soldi, quei 5,7 miliardi necessari a sbloccare il prestito europeo di altri dieci. Prendendo al volo l'offerta dell'arcivescovo Chrysostomos II - al termine di un incontro con il presidente Nicos Anastasiades -, il quale ha annunciato che il clero è pronto a mettere a disposizione il suo enorme patrimonio immobiliare.

O ancora pilotando la fusione dei due maggiori istituti di credito del paese per ridurre l'ammontare dei soldi necessari per ricapitalizzare le banche locali... To be continued.

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