Editoria in profondo rosso

Crisi editoria E’ crisi aperta per il settore editoriale, lo dimostrano i 25 licenziamenti dichiarati da La7 negli scorsi giorni.
A dar fuoco alle polemiche nel mondo dell’informazione è stato il taglio stabilito dal Governo alle risorse pubbliche stanziate per stampa ed informazione (per un approfondimento suggeriamo di leggere qui).

Entro martedì 30 settembre le associazioni che operano nel settore editoriale devono far pervenire a Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'Editoria, le loro osservazioni sul disegno di riforma che riguarda il taglio dell'erogazione dei contributi diretti e indiretti a giornali, radio e tv locali.

I Cda di alcune aziende editoriali hanno intanto gia' comunicato ai Comitati di redazione l'apertura dello stato di crisi, altri si apprestano a farlo nei prossimi giorni. Sono le conseguenze dell'articolo 44 del decreto Tremonti, che rende difficile il rapporto col mondo bancario e taglia 87 milioni di euro nel 2009 e oltre 100 nel 2010, determinando uno squilibrio pesante per i conti economici di alcune aziende editoriali.

Le novità in vista
Colpiti da tagli consistenti al Fondo per l'editoria e dall'eliminazione del ''diritto soggettivo'' ai contributi che rende di conseguenza discrezionale il rapporto con le banche, in quanto i nuovi contributi non saranno certi ma discrezionali a seconda dell'andamento dei conti pubblici del governo, sono soprattutto i giornali politici e a proprietà cooperativa a lanciare l'allarme.

Non si tratta solo di testate collocate a sinistra, come ''il manifesto'' e ''Liberazione'', ma di giornali come ''Avvenire'' (il quotidiano dei vescovi italiani) o di altra ispirazione politica come ''Il secolo d'Italia'' (il quotidiano di An) o ''La padania'' (il quotidiano della Lega nord). Un appello a riconsiderare i tagli e' stato lanciato da Lelio Grassucci, presidente di Mediacoop (l'associazione cooperative editoriali e di comunicazione di Legacoop): ''Il provvedimento del governo interviene su bilanci che per i tre quarti sono gia' trascorsi, quindi non e' possibile riportarli in equilibrio. Per i giornali che non hanno alle spalle economie forti, la chiusura e' l'unica prospettiva''.

Questo il link con i contributi diretti e indiretti all'editoria

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