Tetto al mutuo, conviene davvero?

Tetto al mutuo Quanto si risparmierà verosimilmente sulla rata del mutuo con il provvedimento sui mutui varato venerdì?
Verosimilmente, il risparmio reale sulla rata si potrà misurare sul filo dello 0,3-0,4 per cento. La partita che si apre si gioca sulle forbici della Banca centrale europea e sul saliscendi dei tassi d'interesse degli ultimi tre anni: nel 2006 i tassi hanno iniziato a salire partendo dal 4,30% e sfiorando la boa del 6% lo scorso settembre. Da allora il trend dei tassi ha invertito nuovamente senso di marcia.

La misura anti-crisi
Un provvedimento volto a lenire gli effetti del caro-mutui per la prima casa quello contenuto nel decreto legge approvato venerdì reca misure straordinarie anche per le rate variabili per il 2009, che non potranno superare il 4%: lo Stato cioè si farà carico dell'eventuale eccedenza. Per i nuovi mutui il tasso di base su cui si calcola lo spread sarà costituito dal tasso stabilito dalla Banca centrale europea.

Effetti limitati
Secondo gli esperti di Nomisma, si tratterebbe di un'operazione che potrebbe avere effetti concreti limitati. Infatti, nel caso in cui la Bce decida di tagliare i tassi di mezzo punto percentuale il prossimo 4 dicembre, «è verosimile – sostiene Luca Dondi - che il tasso di riferimento dei mutui a tasso variabile, l'Euribor a 3 mesi, arrivi progressivamente ad attestarsi tra il 3,3 e il 3,4%. E, considerando uno spread medio di circa un punto, il tasso di riferimento dovrebbe oscillare tra il 4,3% e il 4,4%».

E siccome il decreto legge stabilisce l'applicazione del maggiore tra il tasso in essere e il tasso al momento della sottoscrizione il risparmio potrà essere di una frazione di punto, cioè lo 0,3-0,4%. «Da una prima analisi – aggiunge Dondi – emergerebbe una lieve convenienza per i mutui sottoscritti fino alla metà del 2006 (quando i tassi toccarono il fondo, ndr). Per quelli successivi risulterebbe invece mediamente più conveniente fare riferimento al tasso di mercato stabilito dal contratto». Senza dire che se il taglio della Bce fosse di 0,75 punti «i vantaggi risulterebbero pressoché nulli» conclude Dondi.

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