Quanto ci costa l'alta velocità?

Costi alta velocità Quasi quattro volte di più rispetto al resto d'Europa. Il debutto dell’alta velocità da Milano a Bologna e da Milano a Roma ha suscitato un vespaio di polemiche anche in considerazione degli elevatissimi costi sostenuti.
La stessa Trenitalia ammette: in Francia il costo medio al chilometro è stato di 10 milioni di euro. In Spagna di nove. In Italia di 32. E fa già più di tre volte tanto.

Ivan Cicconi, esperto di infrastrutture e opere pubbliche, fa i conti con le spese rilevando una media tra il costo medio in Francia, Spagna e Giappone di 9,7 milioni a chilometro. Parametrando tutto, ma proprio tutto, dei costi italiani, è saltata fuori la cifra-monstre di 60,7 milioni. E siamo al 500 per cento in più. Un incremento mozzafiato.

Il perché del salasso, stando a quanto affermato da Claudia Di Pasquale, autrice di una lunga inchiesta per Exit, risiederebbe nel fatto che l’Italia ha scommesso sul trasporto merci anziché limitarsi alla realizzazione di infrastrutture leggere. Per ora però di merci neanche l’ombra.

La logica perversa del General Contractors
La dinamica tutta Italiana che ha portato i costi per la Tav ad impennarsi in progressione geometrica è il sistema è quello dei general contractors, tradotto in italiano come contraente generale.

Tornando indietro al 1991, quando le Ferrovie attribuiscono alla Tav Spa la concessione per la progettazione, costruzione e sfruttamento delle linee ad Alta velocità si scopre che Tav ha affidato le opere a consorzi di imprese radunati intorno a Fiat, Iri ed Eni senza alcuna gara ma tramite affidamento diretto.

Alla fine dello scorso anno l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici è intervenuta con una “indagine relativa agli interventi gestiti da Tav S.p.A”, rilevando che «le convenzioni tra Tav e general contractors sono state stipulate senza riferimento ad un‘adeguata progettazione, neanche di massima, ma sulla base di un importo presunto dell‘opera»; «anche nei casi in cui la progettazione esecutiva ha successivamente ridefinito un importo dell‘opera considerevolmente maggiore Tav non si è mai avvalsa della facoltà di recesso»; «Anche i progetti esecutivi hanno spesso mostrato un livello carente di approfondimento».

Con un secondo più recente documento di denuncia datato 15 luglio l’Autorità, decide anche di trasmettere gli atti alla Corte dei conti, mettendo “sotto osservazione” i lavori. Intanto i detrattori della Tav rifanno per l’ennesima volta i conti. E scoprono, dati alla mano, che la tratta Roma-napoli è costata il 568 per cento in più del previsto. La Bologna-Milano, che s’inaugura oggi, il 526. La Bologna-Firenze il 595. La Torino-Milano il 740.

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