Meno tasse più crescita: la ricetta del neo ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni

Fabrizio Saccomanni, 71 anni, romano, è il nuovo ministro dell’Economia e delle Finanze, poltrona forse tra le più scomode, se non altro in termini di aspettative, tra quelle occupate dai 18 neo ministri del nuovo governo guidato da Enrico Letta e che ha giurato ieri. Molte le sfide che attendono l’ormai ex direttore generale di Bankitalia, il tecnico, l’economista secondo cui lo spread può e deve scendere sotto quota 100 punti base per stare tranquilli.

I ben informati assicurano che il suo nome per il dicastero di Via XX settembre sia stato praticamente blindato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ben noto e molto stimato all’estero in virtù del suo ruolo a Palazzo Koch - quale rappresentante della Banca d’Italia presso organismi come il Fondo monetario internazionale, la Banca centrale europea, la banca dei regolamenti internazionali - Saccomanni ha davanti non pochi scogli da aggirare.

L’economista dalle grandi abilità di negoziazione, appassionato di poesia e musica classica e lui stesso compositore di versi (in romanesco), ha detto chiaro e tondo che la sua filosofia di governo si ispirerà al principio meno tasse e più crescita, in modo da rilanciare gli asfittici consumi ed eliminare il clima di “incertezza psicologica” che ha fatto crollare investimenti e prestiti facendo finire il paese in un tunnel di cui non si scorge ancora l’uscita.

Dopo la sua nomina Saccomanni ha ringraziato il Presidente del Consiglio e il Capo dello Stato per la fiducia, poi ha chiarito:


Nel pieno rispetto dei vincoli europei è infatti possibile agire su una ricomposizione del bilancio pubblico che indirizzi le risorse verso le imprese, gli investimenti produttivi e verso le fasce di reddito più basse a fronte di un contenimento della spesa corrente.

In soldoni: bisogna razionalizzare costi e spesa, tagliare gli sprechi della macchina statale, agire per priorità, selezionare gli obiettivi improcrastinabili. Nelle misure volte alla crescita Saccomanni intende coinvolgere attivamente le banche, sempre più restie a fare credito, ma anche le imprese e i consumatori in un'ottica di superamento della sfiducia nel sistema Italia; serve un “grande patto" per il Paese che spezzi quella spirale di pessimismo.

Si rende necessario uno “sforzo coordinato per lo sviluppo” secondo il neo ministro per il quale comunque l'Italia sta messa meglio di altri Paesi in termini di finanze pubbliche, anche grazie alla cura di cavallo del governo Monti. Ora si deve cambiare registro, tagliare la spesa per ridurre le tasse e rilanciare potere d’acquisto e consumi. Puntare davvero allo sviluppo, alla crescita senza cui la questione occupazionale non può che rimanere drammatica.

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