Bond Alitalia: la mobilitazione ha un "Anima"

Protesta Alitalia Un buco nell'acqua l'assemblea degli obbligazionisti Alitalia riunita in terza convocazione. Presenti alla riunione solo il 6,34% dei titoli, mentre occorreva, per la validità assembleare, almeno il 20% delle obbligazioni. Determinante per far saltare l'assemblea l'assenza del ministero dell'Economia, titolare del 62,4% dei bond Alitalia.

Il danno agli investitori
Portavoce dei piccoli risparmiatori Anima Sgr ha raccolto deleghe per il 4% delle obbligazioni portando avanti la protesta per il danno causato a piccoli azionisti e creditori con la cessione dell'Alitalia alla Cai anziché alla vecchia offerta di Air France-Klm. La società di risparmio avrebbe anmche proposto un'azione legale collettiva contro il ministero dell'Economia per non aver agito negli interessi degli azionisti e dei creditori.

La mobilitazione di Anima
«Vogliamo intentare causa al Tesoro - ha detto l'amministratore delegato di Anima Sgr, Alberto Foà - perché ha diretto e coordinato la società Alitalia non con il fine di soddisfare gli azionisti e i creditori ma con un fine, pur nobile, di natura pubblica e politica che non ha nulla a che vedere con la natura privatistica della società».

Un precedente pericoloso
Per Foà, Ad di Anima, il comportamento del Tesoro, «crea un precedente pericoloso e viola l'articolo 2497 del Codice civile. Dal 2002 Alitalia non è stata gestita nell'interesse né dei soci né dei creditori, che avrebbero sicuramente preferito il rimborso dei bond all'85% prospettato a suo tempo da Air France anziché del 30% nel 2012 e senza interessi, come prevede ora la legge di conversione del decreto incentivi». L'offerta di Air France è decaduta nell'aprile 2008, dopo essere stata respinta dai sindacati e da Silvio Berlusconi, allora capo dell'opposizione. Questa sarà la sostanza e la direttrice della causa collettiva che si prepara contro il Tesoro. «Pensiamo inoltre - ha concluso Foà - sia dovere del commissario Augusto Fantozzi intentare anch'egli una causa al Tesoro».

Foà ha precisato che secondo il codice civile il soggetto titolare del diritto ad avviare
il ricorso è il commissario della vecchia Alitalia. Fantozzi non si è pronunciato su queste istanze. Tuttavia, secondo Foà, il commissario «non avrà margini di discrezionalità» e di fronte all'iniziativa legale di una parte dei possessori di obbligazioni «Fantozzi non potrà soggettivamente decidere di non procedere con un'azione legale».

Foà ha proposto ai piccoli obbligazionisti la costituzione di un fondo spese per intentare questa causa. La sua stima è che ognuno dovrebbe contribuire al fondo con circa l'1% del valore nominale delle obbligazioni. Ad esempio, chi detiene titoli per 10mila euro dovrebbe spenderne 100.

I "motivi" di Anima
Il rappresentante di Anima ha presentato un esposto alla Consob contestando la legge di conversione del decreto legge incentivi (9 aprile 2009 n. 33), che prevede il rimborso agli obbligazionisti di poco più del 30% del valore nominale delle obbligazioni attraverso uno scambio con Btp senza interessi, con scadenza nel 2012. «Ravvisiamo due gravissime irregolarità. È un'offerta pubblica - ha spiegato Foà - e quindi serve la pubblicazione del prospetto. Chiediamo alla Consob di sospenderla finché non sarà pubblicato un prospetto. L'altra grave irregolarità del decreto è il tetto di 100mila euro ai rimborsi, incostituzionale, perché discrimina tra investitori privati e investitori istituzionali».

Le novità introdotte dal decreto incentivi infatti impongono un limite di rimborso di 100 mila euro per singolo obbligazionista che poco piace ai fondi comuni, tagliati fuori in quanto investitori istitutzionali!

Per aderire alla mobilitazione o consultare l'intervento di Foà visita il sito di Anima

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