Assistenza sanitaria: l'Europa senza frontiere!

Assistenza sanitaria Malati senza frontiere in Europa! Il Parlamento europeo ha infatti approvato con 297 sì, 120 no e 152 astenuti la proposta di direttiva che rende più facile per i pazienti europei farsi curare in un altro paese dei Ventisette, garantendo che vengano adeguatamente rimborsati, come ha riconosciuto una sentenza della corte di giustizia Ue, che finora non è stata recepita nella legislazione Ue.

La proposta punta a stabilire una meccanismo di cooperazione per l'assistenza sanitaria per i paesi Ue, fissa principi comuni a tutti i sistemi sanitari europei e prevede la possibilità di una autorizzazione preliminare per il rimborso dei costi del ricovero all'estero, senza che questo, però, rappresenti un impedimento alla libertà dei pazienti di spostarsi.

Il Parlamento europeo ha approvato una proposta di direttiva per istituire un quadro comunitario in tema di assistenza sanitaria transfrontaliera all'interno dell'Ue e permettere a quelle persone che decidono di farsi curare in uno stato membro diverso dal proprio di essere rimborsati dal proprio sistema sanitario nazionale

Non tutto il mondo è paese!
Non tutti però si sono dimostrati disponibili. Diversi paesi Ue, in particolare quelli con l''assistenza di qualità più alta, si sono mostrati reticenti di fronte alle nuove norme. Temono future invasioni di cittadini comunitari da altri stati membri, un esodo di pazienti in cerca di prestazioni sanitarie migliori che in patria. Il voto è comunque solo un primo passo: ora si aprono i delicati negoziati tra Parlamento e Consiglio per cercare un compromesso, negoziati che proseguiranno probabilmente anche nella prossima legislatura.

Le regole
L’esodo e il trasferimento dei pazienti non sarà però senza regole. Ai singoli paesi resta la facoltà di prevedere un sistema di autorizzazione preventiva, come condizione perché i propri cittadini possano ottenere il rimborso dei costi delle cure ospedaliere in un altro stato membro, in particolare quando vi sia il rischio di compromettere l''equilibrio finanziario dei loro sistemi di sicurezza sociale (ma attualmente solo l''1% della spesa sanitaria dei Ventisette riguarda le cure transfrontaliere). Tale sistema di autorizzazione preventiva tuttavia non dovrà riguardare le cure non ospedaliere (come quelle dentistiche), non dovrà rappresentare “un ostacolo alla libera circolazione delle persone”, e non andrà applicato ai pazienti affetti da patologie potenzialmente letali, che siano in lista d''attesa per terapie nel proprio stato membro e che abbiano urgente necessità di assistenza.

La direttiva inoltre, come si legge nel testo approvato a Strasburgo, “non pregiudica la facoltà di ciascuno Stato membro di decidere il tipo di assistenza sanitaria che ritiene opportuno”. Nessuna sua disposizione, inoltre, “deve essere interpretata in modo tale da compromettere le fondamentali scelte etiche degli Stati membri”, in particolare per quanto riguarda l''eutanasia, i test sul Dna e la fecondazione in vitro. Non deve essere pregiudicata cioè la facoltà di ogni Stato membro “di decidere il tipo di assistenza sanitaria che ritiene opportuno”. E va ricordato che i rimborsi per le cure all''estero non si applicano a prestazioni che non sono considerate rimborsabili, o che non sono autorizzate, nel paese di provenienza dei pazienti.

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