Monti contro Squinzi: “la crisi? Colpa di impresa e sindacato”


L’ex premier Mario Monti si scaglia contro il discorso tenuto ieri dal numero uno di Confindustria Giorgi Squinzi che aveva parlato di riforme non più rinviabili, di un Nord sull'orlo del baratro economico e di un Italia che rischia così di tornare indietro di mezzo secolo: toni troppo catastrofici? 
Questa mattina il senatore Monti a Omnibus su La7 in riferimento all'ennesimo allarme lanciato da Squinzi, all’assemblea nazionale di Confindustria a Roma, ha detto:

È sempre molto utile che il presidente di Confindustria parli, ma in questo caso trovo la denuncia di Squinzi fuoriluogo per i toni e i contenuti.

Il fondatore di Scelta Civica spiega:


Per quanto riguarda i toni, assistiamo da qualche tempo a una Confindustria che per ogni dichiarazione che fa suona la campana a morto e mi chiedo se questo possa giovare a creare quella domanda di cui si lamenta l'assenza o se toni più pacati meno liquidatori non potrebbero essere altrettanto corretti ma meno allarmistici.

Secondo Monti:


non è affatto vero che siamo sull'orlo del baratro, il problema dell'economia italiana è che stiamo lentamente scivolando sulla pendenza di un declino e per quanto riguarda il da farsi, il concetto di "fate presto" caro agli industriali è sacrosanto, ma prima dovrebbero dire "noi facciamo immediatamente" e "voi, autorità politiche e istituzionali fate presto".

Poi l’affondo. La crisi, dice Monti:

è in gran parte responsabilità dell'impresa e del sindacato, per la scarsa considerazione che gli imprenditori hanno avuto su alcune lacune storiche del capitalismo italiano, per le criticità legate al non aver sempre sollecitato le liberalizzazioni e aver spesso invocato e ottenuto sussidi, per l'avvinghiamento degli industriali in un tango con la parte sindacale.

Squinzi all’esecutivo Letta chiede una modernizzazione del Paese, di mettere al centro dell’agenda di governo le aziede e la produzione: senza crescita non ci può essere ripresa dell’occupazione, su questo siamo tutti d’accordo. Ma anche la competitività e il livello di ricerca e innovazione di cui sono capaci le imprese italiane sono questioni non più rinviabili e che, però, non possono certo essere delegate tout court al governo. Confindustria non può chiedere solo incentivi e agevolazioni allo Stato, seppur in un periodo di profonda crisi, e ulteriori deregulation del mercato del lavoro. Ognuno si prenda le sue responsabilità per la situazione in cui versa il Paese senza sparare sempre e solo ad alzo zero sulla politica che ha le sue (grosse) colpe ma da sola non può far crescere il Pil. È quello che l’ex premier ha voluto ricordare agli industriali.

© Foto TM News

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