Donne e lavoro, lo stipendio che non paga!

Discriminazioni di genere Hanno ruoli meno importanti e remunerativi, nonostante stiano colonizzando il mondo del lavoro.
Le donne secondo una ricerca di Hay Group sul pay gap sembrerebbero ancora fortemente soggette alle disparità salariali e non solo in Italia! Se da un lato la forbice salariale si va restringendo, nella Ue le cose non vanno affatto bene in generale per le buste paga femminili.

Che guadagnino di meno è dunque assodato ma quanto in meno non è cosa facile da stabilire. Il problema principale, nell’analisi del cosiddetto “Gender pay gap”, sta proprio nell’ottenere dati omogenei prendendo a riferimento campioni diversi. Confrontando i dati Isfol, Istat, Unioncamere e Eurispes fanno a pugni sulle cifre, senza raggiungere un risultato unanime.

L’indagine condotta da Hay Group in collaborazione con la Sda Bocconi cerca proprio di trovare un ambito di indagine il più adatto possibile a restituire una fotografia veritiera della discriminazione salariale femminile. Ed ecco che oltre a livello occupazionale e settore di riferimento gli analisti hanno preso in considerazione anche la complessità della posizione ricoperta. L’analisi finale si basa su un campione 32mila osservazioni retributive annuali e 97 aziende fra Italia, Francia, Spagna, Belgio e Germania.

Il risultato è che quando si guarda alla retribuzione annua lorda, il gap salariale tra uomini e donne raggiunge il 23% in sfavore di queste ultime, una percentuale che è rimasta sostanzialmente stabile nel corso degli ultimi 4 anni. La buona notizia però riguarda il fatto che l’Italia non è la peggiore delle situazioni europee su questo versante. La maglia nera infatti se la conquista la Francia con il 42%, seguita a dal 29% del Belgio e dal 27% della Spagna.
Andando a scomporre il dato per le singole aree professionali d’impiego, si ottiene un dislivello pari al 23,7% per i comparti commerciali, al 25% per lo staff e al 19% per i ruoli di linea nel 2008. I valori sono anche più elevati rispetto alle cupe stime di Unioncamere, e tracciano un quadro di forte disparità di trattamento economico tra i sessi.

A parità di qualifiche, complessità della posizione ricoperta e anzianità dei singoli professionisti, il paygap si riduce notevolmente, sino a toccare l’1,9% per gli impiegati, il 3,6% per i quadri e il 3% per i dirigenti al femminile.

Fonte: Il Sole 24ORE

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