Buoni pasto, c'è fame di aumenti...

Buoni pasto Il piatto piange, è il caso di dirlo, da più di 15 anni. Il valore defiscalizzato dei buoni pasto non è infatti mai stato allineato al tasso di inflazione nell’ultima decade, portando alle sempre più sollecite richieste di innalzamento a 10 Euro. Ultima ma non meno importante voce del coro la Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe), per la quale l'iniziativa determinerebbe un intervento statale di 41 mln euro (0,24% della manovra finanziaria 2010). Secondo il presidente Stoppani ciò consentirebbe ai lavoratori dipendenti che ne usufruiscono “di risparmiare 44 milioni di imposte sul reddito, cioe' piu' di 212 euro a testa”. Una novità non da poco per i 2 milioni di utenti che quotidianamente consumano i propri pasti nei 100 mila esercizi convenzionati in tutta Italia.

Buoni della porta accanto
Mettendo il naso oltre confine ci si rende conto dell’anomalia della situazione italiana rispetto al resto d’Europa, dove il valore defiscalizzato dei buoni è decisamente superiore al nostro. Nella vicina Spagna il valore si attesta a 9 euro (circa il 70,1 per cento in più dell’Italia), in Francia a 7 euro (circa il 32,5 per cento in più rispetto all’Italia), in Portogallo a 6,70 euro (circa il 26,6 per cento in più dell’Italia), in Turchia 6 euro (circa +13,1 per cento se paragonata con l’Italia); il valore facciale del servizio sostitutivo della mensa è, invece, più basso in Belgio dove il tasso di esenzione si ferma a 4,29 euro.

Altra significativa differenza riguarda il fatto il tasso del ticket è bloccato nel nostro paese ormai da 15 anni. Già applicando il coefficiente di rivalutazione Istat il suo valore crescerebbe automaticamente intorno a 7 euro. In molti Paesi stranieri, invero, la quota di defiscalizzazione viene costantemente aggiornata. In Francia, ad esempio, la somma soggetta ad esenzione fiscale viene adeguata periodicamente a scadenze prestabilite e cioè ogni primo gennaio dell’anno; in Romania, invece, viene regolamentata ogni trimestre.

La legislazione fiscale interna
I buoni pasto sono, come anticipato, esclusi dalla base imponibile fino a un valore complessivo giornaliero di 5,29 euro. Per le persone giuridiche il costo del buono pasto è interamente deducibile dal reddito, sia ai fini Ires che Irap, in quanto esso può essere incluso tra i costi per servizi. Il ticket restaurant, inoltre, viene fatturato all’azienda richiedente applicando l’aliquota Iva agevolata del 4 per cento (anche se quest’ultima non è però soggetta a detrazione, in base all’articolo 75, comma 3 della legge n. 413 del 1991). La stessa disciplina può essere applicata anche ai lavoratori autonomi, che possono acquistare i buoni pasto e dedurre dal reddito imponibile la relativa fattura, fino a un importo massimo totale pari al 2 per cento del proprio fatturato (in tale percentuale vanno incluse anche le spese per gli alberghi; l’Iva al 10 per cento, invece, non è detraibile).

Sotto il profilo contabile i costi sono deducibili in bilancio come voce costo del personale.
Con 2,5 miliardi di euro (60% fatturato detenuto da sole 3 aziende) sono circa 25 gli operatori del settore. Il guadagno stimato per le società emettitrici è intorno ai 250 milioni di euro.

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